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I cittadini russi sono stanchi della guerra: il 55% vuole i colloqui per la pace

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Pietro De Leo
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L’ultimo bollettino dell’intelligence britannica riporta un calo del sostegno alla guerra in Ucraina da parte dell’opinione pubblica russa. In particolare, si colloca a quota 55 la percentuale dei cittadini favorevoli a colloqui di pace con il governo di Kiev, e soltanto il 25%, al contrario, la quota di quanti ormai sostengono il conflitto. Una porzione significativamente inferiore rispetto all’80% dei favorevoli al conflitto registrato ad aprile. Numeri che, secondo gli 007 inglesi, proverrebbero da un sondaggio riservato ad uso interno. E sono quasi compatibili rispetto ad uno studio del Levada Center, in base al quale a novembre, il 53% del campione sostiene i combattimenti, il 41% è favorevole al prosieguo delle ostilità mentre il 6% è indeciso.

L’esito di questi sondaggi non può che tener conto delle ricadute economiche che la guerra ha provocato sulla società russa. Secondo Fobes Ucraina, in 9 mesi il Cremlino ha speso per la guerra ben 82 miliardi di dollari, destinando alle spese militari circa un quarto del suo bilancio totale, che si aggira sui 340 miliardi. Alcune settimane fa, inoltre, Bloomberg aveva pubblicato un rapporto riservato del governo russo, secondo cui si preventiva una caduta del pil nazionale, a causa delle sanzioni, dall’8,5 all’11,9% nel 2023 rispetto al 2021.

A far da cornice a tutto, inoltre, le parole della vice governatrice della banca centrale russa Olga Skorobatova, secondo cui per tenere in piedi l’economia è stato messo in campo un intervento straordinario di 100 miliardi di dollari. Nonostante tutto questo, la Russia comincia a soffrire per il calo delle forniture, specialmente sul piano della componentistica che ha già messo in allarme molti settori produttivi. Fisiologico, dunque, che tutto ciò cominci a far valere i suoi effetti sul piano interno.