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Parigi, come è morto in aeroporto il rifugiato iraniano che ispirò "The Terminal" di Steven Spielberg

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L’uomo iraniano che ha vissuto per 18 anni all’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi e la cui saga ha liberamente ispirato il film di Steven Spielberg The Terminal è morto sabato nello scalo che da tempo chiamava casa. Lo hanno reso noto i funzionari aeroportuali. Ad uccidere Merhan Karimi Nasseri, nato nel 1945 a Soleiman, una parte dell’Iran allora sotto la giurisdizione britannica, da padre iraniano e madre inglese, un attacco di cuore nel Terminal 2F dell’aeroporto intorno a mezzogiorno. La polizia e un’équipe medica lo hanno curato ma non sono stati in grado di salvarlo. Nasseri ha vissuto nel Terminal 1 dell’aeroporto dal 1988 al 2006, prima nel limbo legale perché privo di documenti di residenza e poi per apparente scelta. Anno dopo anno, dormiva su una panca di plastica rossa, stringendo amicizia con i lavoratori aeroportuali, facendo la doccia nelle strutture del personale, scrivendo sul suo diario, leggendo riviste e osservando i viaggiatori di passaggio. Il personale lo soprannominò Lord Alfred e divenne una mini celebrità tra i passeggeri.

 

 

La storia sbalorditiva di Nasseri ha liberamente ispirato The Terminal film 2004 con Tom Hanks, così come la pellicola francese, Lost in Transit. In The Terminal, Hanks interpreta Viktor Navorski, un uomo che arriva all’aeroporto JFK di New York dal paese immaginario dell’Europa orientale di Krakozhia e scopre che una rivoluzione politica durante la notte ha invalidato tutti i suoi documenti di viaggio. Viktor viene scaricato nella lounge internazionale dell’aeroporto e gli viene detto che deve rimanere lì fino a quando il suo stato non sarà risolto, il che si trascina mentre continuano i disordini a Krakozhia.