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Finlandia, un muro al confine con la Russia per evitare l'arrivo dei profughi

Pietro De Leo
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Niente muri, ma ponti. Chi ricorda il famoso mantra della sinistra dell’accoglienza? Bene, rimane, ovvio, ma solo quando va sbandierato nei confronti degli altri. Accade quindi che Sanna Marin, primo ministro finlandese dallo slancio molto “pop”, abbia dato l’ok al progetto per costruire una barriera per separare il suo Paese dalla Russia, evitando così l’esodo di immigrati provenienti dal Paese di Putin. L’iniziativa ha una sua logica, perché vuole contrastare l’ipotesi che il Cremlino utilizzi i flussi migratori contro quello che è, a tutti gli effetti, un Paese nemico. E però questa non dovrebbe aggradare i canoni ideologici della sinistra, cui Sanna appartiene, che vedono, come noto, il primato dell’accoglienza.

 

 

In realtà non è la prima volta che la sinistra “esonera” i propri esponenti dalla deviazione rispetto ai principi. E’ il caso, ad esempio, di Mette Frederiksen, Primo Ministro della Danimarca (che tra poco andrà ad elezioni anticipate) che sul tema immigrazione ha messo in campo delle politiche sovrapponibili a quelle di un qualsiasi partito di destra. Dall’accordo con il Kosovo per destinare alle carceri di quel Paese una quota di richiedenti asilo detenuti per aver commesso reati. Al progetto di intesa con il Rwanda per far trascorrere lì il tempo che serve ad esaminare la domanda di richiesta della protezione. Boris Johnson aveva la stessa intenzione, ma fu crocifisso. Sulla giovane danese, invece, silenzio assoluto.