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Basket, l'annuncio di Oscar malato di tumore: "Smetto di fare la chemio, voglio essere un padre migliore"

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Nicola Uras
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Lo chiamavano Mao Santa, "Mano Santa". Perché bastava dargli la palla e poi ci pensava lui. Spesso con il tiro da tre punti. Oscar Daniel Bezerra Schmidt - per tutti semplicemente Oscar - leggenda del basket, ha deciso di non curarsi più come negli ultimi undici anni di lotta, durissima, contro un tumore. "Ho smesso quest’anno di fare la chemio, ho deciso di fermarmi. Avevo il terrore di morire, di chiudere gli occhi e non risvegliarmi più. Grazie al tumore ho perso quella paura" ha annunciato in un'intervista. Ha detto basta, anche a costo di morire. "Lo faccio per essere un marito e un padre migliore" ha precisato a RedeTv, canale brasiliano.

 

 

Oscar è un autentico mito del basket, oltre trent'anni di carriera tra Brasile, Italia (prima Caserta e poi Pavia) e Spagna. Nel 1991 è stato nominato tra i 50 più grandi giocatori nella storia della Fiba (la federazione internazionale del basket) ed è l'unico a essere stato inserito nella Hall of fame della Nba nonostante mai abbia giocato nell'iconico campionato americano. Forse perché quando arriva la fatidica chiamata nessuno in carriera ha segnato più punti di lui: in 1.615 partite da professionista ne ha messi dentro 49.737, più del leggendario Kareem Abdul Jabbar, centro dei Lakers. In Italia ha infilato ogni tipo di record e ancora adesso è lo straniero ad aver segnato più punti di tutti (ha vinto per sette volte la classifica marcatori della Serie A1). A Caserta, dove ha trascinato la squadra al vertice italiano ed europeo, è per tutti O'Rey e hanno ritirato la mitica canotta con il numero 18. Ha partecipato a cinque edizioni delle Olimpiadi con il suo Brasile, nessuno come lui, tiratore seriale che quando volava in contropiede amava fermarsi e armare il suo braccio da tre, normale oggi, bizzarro negli anni Ottanta e Novanta.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Oscar, originario di Natal, la capitale del Rio Grande, classe 1958, nel 2011 è stato sottoposto a un primo intervento al cervello per un tumore, si è ripreso, ma due anni dopo ha dovuto subire un secondo intervento e iniziare la chemioterapia. Cure dalle quale non si è mai potuto separare. Ora, consapevole che si tratterà dell’ultimo viaggio, Schmidt si è posto una priorità ben precisa: godersi la famiglia finché può.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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