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Guerra, la vendetta di Mosca: 83 missili su Kiev, morti e feriti. Biden: "Sempre più al fianco dell'Ucraina"

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La vendetta di Mosca per l'attacco al ponte della Crimea si è abbattuta su Kiev. Forti esplosioni questa mattina nella capitale ucraina: numerosi missili - 83 a fine giornata - hanno colpito la città: si tratta della prima volta da giugno. Le autorità hanno riferito di morti e feriti con e stazioni della metropolitana adibite immediatamente a rifugi. Poche ore prima il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitri Medvedev aveva dichiarato:""La risposta della Russia all'atto terroristico compiuto dallo Stato fallito dell'Ucraina colpendo il ponte di Crimea è la distruzione diretta dei terroristi". Il ministro degli Esteri ucraino Kuleba: "A chi vuole il dialogo con Putin dico: Putin è un terrorista che parla con i missili". 

 

 

"Questi attacchi hanno ucciso e ferito civili e distrutto obiettivi che non avevano uno scopo militare, ancora una volta dimostrano la terribile brutalità della guerra illegale del signor Putin contro il popolo ucraino". Così Joe Biden in una dichiarazione diffusa dalla Casa Bianca condanna "gli attacchi missilistici condotti dalla Russia oggi in tutta l’Ucraina, Kiev compresa". "Noi offriamo le nostre condoglianze alle famiglie ed ai cari che sono stati insensatamente uccisi", ha aggiunto il presidente americano. 

 

 

Gli attacchi missilistici della Russia contro l’Ucraina "non fanno altro che rafforzare il nostro impegno a stare al fianco del popolo ucraino fino a quando sarà necessario". È quanto afferma Joe Biden nella dichiarazione diffusa dalla Casa Bianca, assicurando che "insieme agli alleati, continueremo ad imporre alla Russia i costi per la sua aggressione, e considerare Putin e la Russia responsabili per le atrocità ed i crimini di guerra e fornire il sostegno necessario alle forze ucraine per difendere il loro Paese e la loro libertà". "Chiediamo ancora alla Russia - conclude il presidente americano - di mettere immediatamente fine a questa aggressione non provocata e rimuovere le sue truppe dall’Ucraina".