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Mattia Sorbi, chi è e come sta il giornalista italiano ferito nella guerra in Ucraina. E' rientrato a Milano: "Ho tanto da raccontare"

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E' rientrato in Italia, a Milano, nella tarda mattinata di oggi sabato 17 settembre il giornalista Mattia Sorbi, freelance rimasto ferito il 31 agosto nelle vicinanze di Kherson, in Ucraina, dove era inviato per raccontare la guerra. Il reporter è tornato per via aerea a Milano con assistenza medica, in un’operazione curata dall’Unità di crisi della Farnesina in collaborazione con la Croce rossa italiana e la Croce rossa russa. Quest’ultima in particolare,spiega la Farnesina, ha reso possibile il trasferimento del giornalista da Kherson fino all’aeroporto di Mineralnye Vodi, nella Federazione russa, per proseguire poi il viaggio verso l’Italia via Istanbul con un’aeroambulanza predisposta dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale.

 

 

La Farnesina, si legge in una nota, "ringrazia sentitamente la Croce rossa italiana e la Croce rossa russa per la collaborazione offerta nell’evacuazione umanitaria, assicurando cure e osservazione medica durante l’intero percorso e curando i rapporti con tutte le autorità coinvolte. L’Unità di crisi è rimasta in costante collegamento con il connazionale e i medici che lo hanno assistito. Mattia Sorbi proseguirà ora le cure in Italia presso le strutture specializzate, con la collaborazione della Croce rossa italiana, per conseguire una piena riabilitazione". Sorbi, sul suo profilo Facebook, ha scritto: "Cari amici, sono felice di potervi dire che sto rientrando in Italia grazie all'aiuto della Farnesina. Non preoccupatevi, sto bene e presto potrò darvi mie notizie! Ho tanto da raccontarvi!".

 

 

“Siamo molto felici di essere riusciti a riportare a casa Mattia Sorbi a cui faccio, a nome di tutta la Croce rossa italiana, gli auguri di pronta guarigione”, ha commentato il presidente della Croce rossa italiana, Francesco Rocca. “Le società nazionali di Croce rossa e Mezzaluna rossa - ha continuato il presidente Rocca -, che non a caso si chiamano consorelle, si sostengono sempre a vicenda. Siamo lieti che anche questa volta, in un contesto così complesso e tragico, la nostra ‘rete umanitaria’ abbia funzionato. La neutralità non è solo un nostro principio fondamentale, ma è un qualcosa capace di fare la differenza tra la vita e la morte in zone di crisi e di guerra: neutralità significa essere in grado di salvare vite, quando tutti gli attori coinvolti rispettano i nostri team e il personale sanitario, garantendoci l’accesso umanitario. Grazie alla Croce rossa russa e al suo presidente, Pavel Savchuk, per il supporto in questa delicata operazione che, insieme all'Unità di crisi della Farnesina, ci ha permesso di riportare in Italia il nostro connazionale”.