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Guerra in Ucraina, lo strano ruolo dell'Europa: invia armi e impone sanzioni ma per le trattative è appesa a Erdogan

Pietro De Leo
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A leggere le notizie sull’ultimo incaglio europeo riguardante il tetto al prezzo del gas tornano in mente gli scritti del filosofo inglese Michael Oakeshott, il quale mise in guardia rispetto agli effetti collaterali di un eccesso di regole, della tendenza a inscatolare i processi politici nella norma, tendenti a comprimere società, economia e politica. L’Unione Europea è esattamente la metafora di tutto questo. L’oramai nota pornografia normativa sulla curvatura del cetriolo o il diametro della fragola, le vagonate di carta che compongono le Gazzette Ufficiali comunitarie, su cui si è parodizzato a lungo, si abbattono, infrangendolo, su un processo di integrazione frenato da alcuni problemi di fondo.

 

 

La compatibilità sofferta tra aree geografiche (mediterranea, anseatica e il gruppo di Visegrad promuovono istanze diverse sulla base di retaggi culturali diversi e costrutti sociali diversi); poi c'è la una debolezza degli organismi esecutivi, ravvisabile sia nello scarso carisma delle leadership, sia in quegli aspetti mai superati di sovrapponibil  tra Commissione-Consiglio europeo. Mentre le economie reali arrancano, soprattutto quelle di Paesi, come l’Italia, che hanno spazi di manovra sul debito ridottissimi, e la BCE alza i tassi di interesse, le imprese e famiglie fanno i conti nei loro budget con l’anomalia di una situazione straordinaria, causata dall’impennata del costo dell’energia. L’incaglio è figlio anche di un mancato processo costituente, della fissazione di valori e principi comuni (che, considerando la nostra cultura, non avrebbero potuto che riconoscersi nel primato della persona con la sua dignità e la sua libertà), la cui adesione avrebbe dovuto, nei momenti di emergenza, far prevalere questi sull’architettura regolatoria, richiamando i Paesi a mettere da parte gli egoismi nazionali.

 

 

Il prezzo di questa lacuna è un deficit politico che riemerge, ciclicamente, di fronte ad ogni sfida presentata dalla storia, non ultima quella dei flussi migratori. Senza dimenticare, poi, la crisi bellica. L’Europa invia armi all’Ucraina, ha applicato delle sanzioni alla Russia di cui si trova a dover gestire i contraccolpi, ma non ha alcun ruolo nel difficilissimo tentativo di innescare un processo di trattativa. La culla della democrazia non è in grado di mettere in piedi il cantiere per costruire la pace. Ed è appesa, per questo obiettivo, al ruolo di Erdogan, un dittatore dalla cui efficacia nel contenere Putin dipende persino il prosieguo delle forniture di cereali nelle nostre economie.