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Taiwan, aerei della Cina superano ancora la linea mediana. La presidente Tsai: "Nostro esercito pronto a rispondere se necessario"

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Continuano le "operazioni di contenimento congiunte" della Cina nello stretto di Taiwan: da ieri, giovedì 4 agosto, ha preso il via quello che Pechino ha definito un "esercizio di addestramento pratico di portata senza precedenti", con l'invio di centinaia di aerei da combattimento, bombardieri e altri velivoli da guerra, riferisce l'emittente di Stato cinese Cctv. Inoltre, più di dieci missili balistici sono stati lanciati nelle acque attorno all'isola, di cui cinque sono caduti nella zona economica esclusiva del Giappone. La causa che ha scatenato il comportamento della Cina è da ricercarsi nella visita della presidente della Camera dei rappresentanti degli Usa, Nancy Pelosi, a Taipei nei giorni scorsi. Le manovre sono eseguite anche in tratti delle acque territoriali taiwanesi e andranno avanti fino al 7 agosto, all’8 nel caso della zona di esercitazioni annunciata ieri.

 

 

E anche questa mattina, venerdì 5 agosto, il ministero della Difesa di Taiwan ha annunciato che diverse navi e aerei cinesi "hanno nuovamente attraversato la linea mediana". In una nota, come riferisce il Guardian, il ministero ha affermato che le esercitazioni sono state "altamente provocatorie, sia che si trattasse di lanciare missili balistici o di attraversare deliberatamente la linea mediana dello stretto". “Aderendo al principio di prepararsi alla guerra e di non cercare la guerra, l'esercito nazionale lavorerà insieme per difendere fermamente la sovranità e la sicurezza nazionale”, si legge ancora. Il ministero della Difesa ha fatto sapere che sono stati inviati aerei e navi e sono stati dispiegati sistemi missilistici terrestri per monitorare la situazione, perché la Cina "conduce esercitazioni militari su larga scala nelle zone circostanti di Taiwan". Analisti della difesa taiwanesi confermano che le vaste esercitazioni militari intraprese da Pechino dopo la visita della presidente della Camera Usa Nancy Pelosi costituiscono la prova generale di un blocco armato dell’isola. Com’era inevitabile, il Giappone ha protestato formalmente con il governo cinese. "Si tratta di una questione grave, che riguarda la nostra sicurezza nazionale e quella della nostra gente", ha spiegato Kishi. Già prima dell’incidente, però, nella giornata di mercoledì il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying, aveva sottolineato come la Cina non riconosca la Zee del Giappone, dal momento che i due Paesi non hanno mai "definito il proprio confine marittimo". Il lancio di missili balistici verso il Giappone potrebbe dunque essere deliberato. Il ministero della Difesa cinese ha confermato i test missilistici in un comunicato, precisando che essi mirano a contrastare la "collusione" tra Stati Uniti e Taiwan.

 

 

Taiwan, da parte sua, ha ribadito che non rinuncerà a difendere la propria sovranità. In un video postato sul canale Twitter ufficiale della presidenza, la presidente Tsai Ing-wen ha fatto sapere che "l'esercito dell'isola è pronto a rispondere, se necessario". "Il nostro governo e le nostre forze armate stanno monitorando da vicino le esercitazioni militari cinesi e le operazioni di guerra dell'informazione, pronti a rispondere se necessario - ha affermato - Invito la comunità internazionale a sostenere la Taiwan democratica e a fermare qualsiasi escalation della situazione della sicurezza regionale”. L'obiettivo comunque è quello di non intensificare le tensioni con la Cina. In risposta a quello che ha definito un comportamento "irrazionale" da parte di Pechino, il ministero della Difesa nazionale di Taipei ha affermato su Twitter che l’esercito nazionale condurrà esercitazioni quotidiane "a tutti i livelli" ma non intende cercare alcuna escalation, accusando al contempo la Cina di voler cambiare lo status quo e destabilizzare la regione indo-pacifica. Il ministero della Difesa, afferma la dichiarazione, è determinato a "sostenere il principio di prepararsi alla guerra senza cercare la guerra", con l’intenzione di "non intensificare i conflitti e non provocare controversie". "Non cerchiamo alcuna escalation, ma non ci fermiamo quando si tratta della nostra sicurezza e sovranità", ha affermato il ministero.