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Birmania, torna la condanna a morte: giustiziati quattro attivisti per la democrazia. Il perché: cosa avevano fatto

Le manifestazioni contro il colpo di stato in Birmania

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Torna la pena di morte in Birmania. Quattro attivisti per la democrazia sono stati giustiziati nei giorni scorsi, nonostante la richiesta di clemenza da parte di tutto il mondo. Un'esecuzione che torna dopo quasi 50 anni per volere della giunta militare alla guida del Paese, che ha preso il potere con la forza nel febbraio 2021 dopo aver spodestato il governo democratico di Aung San Suu Kyi. A perdere la vita sono stati un ex legislatore della Lega Nazionale per la Democrazia, un attivista per la democrazia e due uomini accusati di violenze dopo il colpo di stato dell'esercito dell'anno scorso.

 

 

Come riporta RaiNews, secondo il servizio in lingua birmana dell'emittente Voice of America sono almeno 113 gli attivisti in attesa di esecuzione dopo le condanne a morte emesse sotto il regime militare del generale Min Aung Hlain. E sarebbero più di 2mila le persone uccise da febbraio 2021.

 

 

"L'esecuzione di quattro uomini da parte della giunta birmana è stato un atto di assoluta crudeltà", ha dichiarato in una nota Elaine Pearson, direttrice ad interim di Human Rights Watch per l'Asia. "Queste esecuzioni, compresa quelle dell'attivista Ko Jimmy e dell'ex parlamentare dell'opposizione Phyo Zeya Thaw, fanno seguito a processi militari ingiusti e motivati da questioni politiche. Questa notizia terribile è aggravata dalla mancata comunicazione della giunta alle famiglie delle vittime, che hanno appreso la notizia delle esecuzioni da parte dei media".