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Guerra, accordo sul grano tra Ucraina e Russia: presto per definirlo come primo passo per un negoziato

Pietro De Leo
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Mentre molti Paesi occidentali fanno il conto con le proprie debolezze interne, una buona notizia sul dossier russo-ucraino arriva da Istanbul. Dopo settimane in cui il leader turco Erdogan ha svolto il ruolo di mediatore, si è sbloccato l’impasse del grano e di altri prodotti agricoli (22 milioni di tonnellate totali) bloccati nei porti ucraini. Il secondo passo sostanziale dell’accordo (il primo era stato assegnare alla Turchia un ruolo di coordinamento) è stato dunque mosso, con la sovrintendenza dell’Onu. L’accordo sancisce la sicurezza per il passaggio delle navi su acque che erano state minate, con l’indicazione ucraina dei “canali sicuri”. Poi la perquisizione di tutte le navi che si avvicineranno ai porti ucraini (con squadre di componenti di tutte le parti in causa) per verificare che non trasportino armi. Da ultimo, l’assicurazione che nessuna di queste navi sarà attaccata.

 

“L’Ucraina non si fida della Russia. Investiamo la nostra fiducia nelle Nazioni Unite”, ha detto il ministro degli esteri di Kyev Dmytro Kuleba, a sottolineare la necessità di non “caricare” l’intesa di eccessivi significati. Ma sicuramente si tratta di un passo avanti. Se sia prodromico di un negoziato è presto per dirlo, ma sicuramente costituisce una novità importante per limitare le crisi alimentari nei Paesi più poveri. Gran parte del grano utilizzato dalla Fao nel suo World Food Programme infatti, è di provenienza ucraina. E, dopo l’annuncio dell’intesa di ieri, sia il prezzo del grano tenero che quello del grano duro sono tornati a livelli dei giorni antecedenti dell’attacco mosso dalla Russia.