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Sblocco del grano, dopo incontro Putin-Erdogan in Iran registrati passi avanti

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Pietro De Leo
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L’Italia è bloccata nella suspance con il naso rivolto alle finestre di Palazzo Chigi, ma il mondo va avanti. Niente anomalìe: è l’Occidente ad avere il fiato corto. In Francia non c’è una maggioranza parlamentare, la Gran Bretagna è in fase di transizione della premiership, gli Stati Uniti pagano inflazione e crollo della fiducia del Presidente Biden. La Germania paga il precipizio nel tenore della leadership di Scholz rispetto a quella di Angela Merkel. E nel frattempo gli assi decisionali sugli snodi del continente europeo si spostano altrove.

 

 

In Iran per esempio, dove il vertice tra Putin ed Erdogan ha fatto segnare un altro passo avanti per lo sblocco sui depositi del grano nei porti ucraini. Secondo il Financial Times, resterebbero in piedi questioni relative alla sicurezza dei porti e all’incolumità delle navi durante la rotta. E, quello di oggi a Teheran, era un punto d’agenda fondamentale. Così come altra data cerchiata di rosso è quella del 21. Gazprom deciderà se e quanto riavviare le forniture per la turbina sotto manutenzione.

 

 

E domani verrà presentato il piano di emergenza, elaborato dalla Commissione Europea, che sarò sottoposto alla vaglio degli Stati membri. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, “un taglio totale prolungato del gas causerebbe carenze nei Paesi dell'Europa centrale e orientale che potrebbero sperimentare perdite in termini di Pil fino al 6%, con un impatto significativo”. L’ipotesi di razionamento è l’effetto più doloroso, che si abbatte sulle imprese e le famiglie, di una guerra in Ucraina in cui l’Europa è stato attore indiretto, ma comunque partecipe. Senza prevedere quella “rete di protezione” per tamponare gli effetti di una rottura degli equilibri economici. E questa è stata una grave criticità della politica comunitaria.