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L'aborto diventa reato: in Oklahoma firmata la legge. Salto indietro di quasi cinquant'anni

Christian Campigli
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Un salto indietro di quasi cinquant'anni. Un ritorno alle norme, agli usi e alle consuetudini che vigevano nella più importante democrazia del mondo occidentale prima del 1973 e della famigerata sentenza Roe contro Wade. Il governatore dell'Oklahoma, Kevin Stitt, ha firmato la legge che, di fatto, vieta l'aborto nel suo Stato. Verrà considerato un reato l'interruzione di gravidanza sin dal concepimento e sarà permessa solo nei rari casi in cui è rischio la vita della donna.

“Ho promesso che come governatore avrei firmato ogni legge pro life arrivata alla mia scrivania e sono orgoglioso oggi di mantenere la mia promessa - ha dichiarato l'esponente repubblicano - Dal momento in cui la vita inizia al concepimento abbiamo la responsabilità come esseri umani di proteggere la vita di quel bambino e della madre questo è quello che crede la maggioranza degli abitanti dell'Oklahoma. Se altri Stati vogliono approvare leggi diverse è un loro diritto, ma noi siamo sempre schierati per la vita”.

Secondo la nuova legge, persino dei privati cittadini potranno avviare delle cause civili contro persone responsabili di aver praticato o aiutato interruzioni di gravidanza. Non sarà possibile però intentare causa alle donne coinvolte. La minoranza democratica si è opposta ed ha accusato i repubblicani di essere incoerenti nelle loro affermazioni di difesa della vita dei bambini. “Se sei ancora non nato, allora va bene, ma se hai bisogno di andare all'asilo, buona fortuna se sei nato in Oklahoma, buona fortuna se sei nei sistemi senza fondi dell'assistenza sociale o della scuola pubblica”, ha sottolineato il democratico Mickey Dollens. Si tratta della norme più restrittive tra quelle attualmente presenti negli Stati Uniti.