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Usa, sventato un attentato a George W. Bush: il piano dell'Isis

Pietro De Leo
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Un piano per uccidere George W. Bush. E’ la rivelazione di “Forbes”, che ha dato conto dell’operazione terroristica, sventata dall’Fbi, che avrebbe dovuto svolgersi tra la fine dello scorso anno e l’inizio di questo. Un’iniziativa la cui mente era un iracheno, militante di Isis, stabile negli Stati Uniti dal 2020 ma con una domanda di asilo in sospeso.

 

 

In base a quanto ricostruito, il piano avrebbe previsto l’ingresso di quattro persone, connazionali dello “stratega” in Texas, attraverso il confine con il Messico, per poi colpire a morte il 43esimo presidente degli Stati Uniti a Dallas. Il complotto è stato sventato attraverso il monitoraggio della chat di Whatsapp del terrorista e l’utilizzo di un insider delle Federal Bureau, cui sarebbero stati illustrati i contenuti del piano e, soprattutto il motivo: una vendetta per l’attacco in Iraq nel 2013, che aveva rovesciato il regime di Saddam Hussein e causato molte vittime nella popolazione locale.

 

 

In realtà, però, l’iniziativa era più articolata, e non prevedeva soltanto Bush jr come vittima, ma anche un generale iracheno che, stando agli attentatori, avrebbe aiutato gli americani durante l’invasione. Al di là del complotto, sventato, ciò costituisce un ulteriore, preoccupante segnale della rimessa in moto del terrorismo islamico in un Occidente fiaccato da due anni di Covid e che ora rischia di esserlo ulteriormente con la guerra in Ucraina.