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La morte di Yvan Colonna rischia di far diventare la Corsica una zona di guerra

Christian Campigli
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Un territorio che non riesce a trovare un proprio equilibrio. Martoriato da un conflitto interno che va avanti da decenni. Un omicidio che rischia di essere il detonatore di un’isola tanto bella quanto instabile. La Corsica brucia sull’onda delle proteste contro il governo francese. La miccia che ha riacceso un fuoco diventato in breve un autentico incendio è stata la morte di Yvan Colonna. L’indipendentista, in carcere per aver assassinato il prefetto Claude Erignac nel 1998, si è spento ieri sera, tre settimane dopo l’aggressione subita nel carcere di Arles, dove un altro detenuto radicalizzato jihadista lo ha massacrato a calci e pugni sino a farlo cadere in coma. L’episodio, come ricorda l’Agenzia Nova, ha portato in piazza migliaia di persone. Impossibile contare gli episodi di disordini e di autentico vandalismo. Centinaia i feriti tra gli attivisti, che da giorni si scontrano con gli agenti di polizia. Il grido di battaglia dei Corsi, “Statu francese assassinu” ha riecheggiato tra gli splendidi scorci di un’isola dalla bellezza struggente.

I manifestanti accusano Parigi di non aver fatto abbastanza per proteggere l’indipendentista in cella. Una situazione esplosiva, che nel nostro Paese non ha avuto il giusto eco, ma che nella vicina Francia è costantemente la notizia di apertura dei telegiornali nazionali. Basti pensare che la scorsa settimana il Ministro dell’Interno Gerald Darmanin è volato sull’isola, per cercare un dialogo, un’intesa con le autorità locali. Ha persino aperto all’ipotesi, considerata fino ad oggi irreale, di una possibile autonomia. Emmanuel Macron viene descritto dai quotidiani d’Oltralpe come “molto preoccupato”, anche in vista delle elezioni presidenziali del prossimo 10 aprile. “In questo contesto la cosa più importante è che resti la calma, le discussioni continuino e che i Corsi vivano meglio”, ha affermato l’esponente di En Marche all’emittente radiofonica France Bleu. Macron viene dato dai sondaggi, anche grazie al costante lavoro diplomatico sul fronte della guerra tra Russia e Ucraina, in netto vantaggio.

Ma si sa, in politica, soprattutto negli ultimi venti anni, quello che vale il lunedì potrebbe essere smentito il giorno seguente. La candidata dei Repubblicani, Valerie Pecresse, intervenuta all’emittente televisiva Cnews ha cavalcato l’onda della paura. “È un dramma, è assolutamente indispensabile nel contesto attuale rafforzare le forze dell’ordine sul posto”. Deflagranti anche le accuse lanciate da Laurent Jacobelli, portavoce del Rassemblement National di Marine Le Pen. “Non capisco come in uno Stato di diritto come la Francia, Eric Dupond-Moretti, sia ancora Ministro della Giustizia”. Un popolo che rivendica da decenni la propria indipendenza. La morte in carcere di un attivista, per mano di un estremista islamico, che rischia di trasformare un autentico paradiso terrestre come la Corsica, in una zona di guerra. Sullo sfondo le elezioni presidenziali, diventate improvvisamente incerte.