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L'esercito russo inviato da Putin nel Donbass. L'Ucraina: "Combatteremo"

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La crisi in Ucraina diventa sempre più drammatica. Le truppe russe sono state inviate da Vladimir Putini nella regione del Donbass, dopo che aveva annunciato il riconoscimento dell'indipendenza delle autoproclamate repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk. Lo scopo ufficiale del Cremlino è quello di "assicurare la pace". Ma le speranze di una situazione diplomatica della crisi sembrano essere ormai definitivamente svanite, dopo un lunedì 21 febbraio vissuto ad alta tensione, la giornata è terminata con le dichiarazioni di Putin, il riconoscimento delle repubbliche separatiste e l'invio dei soldati. 

E' stata l'agenzia russa Interfax a segnalare una colonna di mezzi blindati nella Repubblica di Donetsk, lo hanno ammesso i cittadini del posto. Oggi le manovre militari potrebbero diventare più intense e sono molti gli esperti convinti che ormai l'ufficializzazione delle ostilità è soltanto una questione di ore o al massimo giorni. E' stata chiesta per oggi una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell'Onu proprio sulla crisi dell'Ucraina. Intanto dal Paese istituzioni e cittadini annunciano che non si arrenderanno e che combatteranno città per città, strada per strada, pronti a dare la vita pur di non cedere alla Russia.

Le sue intenzioni Vladimir Putin le aveva comunicate alla nazione qualche ora prima con un lunghissimo discorso trasmesso dalla televisione. Aveva annunciato di aver firmato il decreto di riconoscimento delle entità filo-russe, con accanto i capi dei due stati ribelli. Un gesto apertamente condannato da tutti i leader politici occidentali. Subito dopo lungo colloquio telefonico tra il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente francese Emmanuel Macron. Immediata e decisa proprio la risposta degli Usa che hanno annunciato le prime sanzioni sugli investimenti e il commercio nell'area del Dobbass. Nei prossimi giorni si aggiungeranno quelle dell'Unione Europea, per ora definite "mirate". Ma anche Londra si somma al coro. E' stata la ministra degli esteri Luz Truss ad annunciare una decisa stretta nei confronti della Russia. Tornare indietro appare sempre più difficile.