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Ucraina, Draghi incontrerà Putin nei prossimi giorni. Biden: "Alto rischio d'invasione"

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Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, si muoverà in prima persona per provare a mediare con il presidente della Russia, Vladimiri Putin, in merito alla crisi Ucraina. La conferma è arrivata dal Premier stesso, di rientro da Bruxelles: "Il mio viaggio a Mosca per incontrare il presidente Vladimir Putin è previsto: stanno parlando per organizzarsi, penso nei prossimi giorni". Draghi ha spiegato che "in questo momento la strategia deve essere fatta di due elementi: il primo consiste nel riaffermare la nostra unità. Questo è forse il fattore che ha più colpito la Russia. Inizialmente ci si poteva aspettare che essendo così diversi avremmo presi posizioni diverse. Invece nel corso di tutti questi mesi non abbiamo fatto altro che diventare sempre più uniti. E uniti significa tantissimi paesi, non solo l’Occidente, perché all’interno della Nato ci sono paesi che non appartengono a quello che noi chiamiamo Occidente. Quindi il dispiegamento di questa unità è già di per sé qualcosa di importante. Occorre mantenere la nostra strategia di deterrenza ferma in questo momento. Essere fermi, non mostrare debolezze. Noi non possiamo rinunciare a quelli che sono i principi fondanti dell’Alleanza atlantica. Zelensky, in una telefonata che abbiamo avuto ieri, ha chiesto la possibilità di riuscire a parlare con il presidente Putin, di vedere se l’Italia avesse potuto aiutarlo su questo fronte. La stessa richiesta è stata rivolta ad altri intorno al tavolo di oggi, evidentemente non sarà facile ma l’obiettivo è quello, far sì che Zelensky e Putin si siedano intorno a un tavolo. Insieme a tutto ciò, comunque, occorre mantenere un dialogo il più possibile aperto". Intanto, il premier ha incontrato oggi pomeriggio il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Non è stato comunicato il tema dell'incontro, ma è possibile che la situazione in Ucraina sia stata al centro del dibattito.

 

 

La situazione tra Russia e Ucraina, nelle ultime ore, si sta facendo sempre più tesa: oggi, giovedì 17 febbraio, la Russia ha espulso il vice ambasciatore americano a Mosca, Bart Gorman. L’ambasciata la considera "ingiustificata", dal momento che Gorman ha un visto di tre anni e la sua permanenza in Russia non ha superato questo limite. Il portavoce della rappresentanza statunitense fa sapere che gli Usa sono pronti a rispondere a questa decisione. Il presidente Biden inoltre, parlando alla Casa Bianca, ha detto che in questo momento c'è il rischio "molto alto" di un'invasione russa in Ucraina. "Tutte le indicazioni che abbiamo è che sono preparati per andare in Ucraina, attaccare l’Ucraina. Crediamo che la Russia sia impegnata in un’operazione false flag per avere una scusa. Non ho in programma di parlare con Putin". L’amministrazione Biden - secondo una fonte Usa citata dalla Cnn - ritiene infatti che la Russia cercherà di usare la riunione di oggi del Consiglio di Sicurezza dell’Onu "come parte di un tentativo di creare un pretesto per un’invasione dell’Ucraina". I diplomatici russi dalla notte scorsa stanno facendo circolare un documento con "false accuse" riguardo a presunti crimini di guerra commessi dagli ucraini in Donbass. "Nei giorni scorsi, il presidente Putin senza nessuna base oggettiva ha accusato l’Ucraina di commettere genocidio in Donbass" ricordano le fonti, citando quanto detto dal presidente russo durante la conferenza stampa con Olaf Scholz."«E la notte scorsa membri dell’ambasciata russa all’Onu hanno fatto circolare un documento che, sulla base di un’inchiesta congiunta del governo russo e Rt, denuncia che crimini di guerra sarebbero stati commessi nell’est dell’Ucraina", aggiunge il funzionario affermando che "ognuna di queste accuse è falsa. Mi aspetto che sentiremo ripetere queste accuse oggi dai russi e mi aspetto altre notizie del genere nei prossimi giorni sui media russi".

 

 

Nel frattempo, la Russia ha risposto agli Usa riguardo alle proposte sull'Ucraina presentate insieme alla Nato. "Le linee rosse di Mosca e gli interessi fondamentali di sicurezza vengono ignorati e l’Occidente rifiuta il diritto della Russia a farle rispettare - si legge - In assenza della disponibilità a concordare garanzie ferme e giuridicamente vincolanti sulla nostra sicurezza da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati, la Russia sarà costretta a reagire, anche attuando misure di carattere tecnico-militare". Mosca insiste quindi sul "ritiro di tutte le forze armate e le armi statunitensi di stanza nell’Europa centro-orientale e sud-orientale e negli Stati baltici", e ribadisce come l’Occidente dovrebbe abbandonare la fornitura di armi a Kiev, le esercitazioni congiunte con le forze armate dell’Ucraina e costringere le autorità ucraine a rispettare gli accordi di Minsk per risolvere la situazione. "Le cause del conflitto nel Donbass sono di natura interna all’Ucraina e le dichiarazioni degli Stati Uniti sul coinvolgimento della Russia sono insostenibili. Abbiamo proposto agli Usa di sviluppare congiuntamente una nuova equazione di sicurezza".