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Kazakistan, proteste contro il caro gas: Putin invia le truppe. Decine di morti tra i manifestanti

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Caos in Kazakistan. Una sparatoria si è verificata in Piazza della Repubblica ad Almaty, la capitale finanziaria del Kazakistan epicentro delle proteste contro il caro gas. Lo ha riferito il corrispondente dell’agenzia di stampa russa Sputnik, senza aggiungere dettagli. Intanto il Kazakistan ha sospeso temporaneamente l’ingresso ai cittadini stranieri nel Paese, teatro da tre giorni di violenti proteste

 

 

Ad Astana e Almaty, le due più importanti città del Paese, sono intervenute anche le truppe dell'esercito russo, con Vladimir Putin che ha risposto all'appello del governo alleato inviando migliaia di soldati all'alba. E gli scontri si sono velocemente trasformati in una carneficina. Ci sono "decine" di morti tra i manifestanti, e tredici tra gli agenti di sicurezza, secondo fonti governative. Centinaia di feriti, migliaia d’arresti, con contorno inevitabile di devastazioni e saccheggi nelle ville degli oligarchi e municipi incendiati. Assalto anche alla residenza presidenziale, a testimonianza di come la protesta sia diventata subito politica. Mosca ha commentato la vicenda sottolineando come sia in atto un tentativo di destabilizzazione dall’estero. Uno scenario inquietante, che riecheggia quanto accaduto in tutti questi anni in Ucraina. Un altro focolaio di tensione internazionale

 

 

Poche ore dopo la richiesta di aiuto fatta dal presidente Kassym Jomart Tokayev contro "le bande di terroristi addestrati all’estero", come ha definito i manifestanti, sono arrivate in Kazakistan appunto le truppe inviate dalla Russia e dagli altri Paesi del Csto (l’Organizzazione del trattato per la sicurezza collettiva). L’obiettivo, secondo quanto scritto su Facebook dal premier armeno Nikol Pashinyan, è di "stabilizzare e normalizzare la situazione nel Paese". Ma l'invio delle truppe ha di fatto ulteriormente alimentato la tensione, fino alla sparatoria di giovedì 6 gennaio e i numerosi morti.