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Guerra ai siti porno in Francia, una legge per vietare ai minorenni l'accesso al sesso sul web: i dettagli

Christian Campigli
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Diseducativi, pericolosi e causa di dipendenze psicologiche, talvolta anche gravi. I siti pornografici e le loro modalità di accesso sono un problema enorme per chi ha un figlio adolescente. Oggi basta un telefonino da cento euro per potersi collegare ed entrare in un mondo virtuale, lontano dalla realtà anni luce. Dove ci sono donne bellissime e stalloni super dotati, che senza nemmeno dirsi “ciao”, praticano sessioni interminabili di sesso. Una vera emergenza, diventata un caso politico europeo, dopo la decisione del governo francese presieduto da Jean Castex. L'esecutivo d'oltralpe ha scoperto, va detto, l'acqua calda. Ovvero che il disclaimer (quell'avviso che appare quando si entra in un sito vietato ai minori di diciotto anni) è una barriera fin troppo facile da superare.

 

 

Il portale, infatti, chiede all'utente se si tratta o meno di un maggiorenne. Chiunque, dietro il monitor, può cliccare sul “”. Anche un bambino di dieci anni. E non vi è un successivo livello di controllo. In sostanza, si tratta di un puro e semplice proforma. Il decreto, composto da sei articoli, concede ampia discrezionalità al comitato superiore dell'audiovisivo (il Cas). Il compito di questo gabinetto di esperti è sanzionare i siti inadempienti. Ovvero chi non farà nulla per impedire ai minorenni l’accesso ad una sterminata serie di video con scene di sesso esplicito. Film a luci rosse, in grado di creare, nella mente dei più giovani, un'immagine della donna concepita solo come un oggetto utile al raggiungimento del proprio piacere fisico. Da un punto di vista tecnico, i galletti parigini non hanno ancora stabilito quale sistema di riconoscimento verrà valutato idoneo. La prassi, stabilita nel decreto, prevede l'attivazione dell'iter di monitoraggio, laddove un genitore segnali l'uso di siti pornografici da parte del proprio figlio. Solo a quel punto, il comitato valuterà quale contromisure abbiano adottato Pornhub o Youporn, tanto per citare due tra i principali portali di sesso sul web. I siti non in regola rischiano una multa da settantacinque mila euro, ma soprattutto il blocco del proprio indirizzo Ip. Ma non basta: il responsabile legale sarà condannato per “attentato alla persona”, con una pena che potrà arrivare fino a tre anni di carcere.

 

 

Tra le varie ipotesi circolate in queste ore, c'è quello di adottare il sistema già presente in Gran Bretagna, ovvero scannerizzare un documento di identità, da mandare successivamente via email ai gestori del sito. Inutile sottolineare come si aprano voragini legate alla privacy e al trattamento dei dati sensibili. Ci sono in rete migliaia di società pronte a comprare a caro prezzo quei dati, da utilizzare poi per quella che, in gergo, viene denominata “sollecitazione pubblicitaria”. Censura medioevale o consapevolezza che a dieci anni certe immagini possono influenzare negativamente crescita ed educazione? Il dibattito è aperto e, in meno di ventiquattro ore, il tema è diventato l'argomento principale dei più famosi talk show francesi. La soluzione migliore? Quella teorizzata, duemila anni fa, da Ovidio Nasone: “medio tutissimus ibis” (seguendo la via di mezzo, camminerai sicurissimo).