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Spagna, "malata di omossessualità" sul referto: diciannovenne esce dall'ospedale piangendo, medico denunciato

Christian Campigli
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Una notizia che lascia sgomenti. Che fa ripiombare un paese considerato moderno e progressista in pieno Medioevo. Nell'oscurantismo dominante. “Malata di omosessualità”. Questa la diagnosi apparsa su un referto medico redatto da un ginecologo di un ospedale pubblico. E non in una nazione soggiogata da una dittatura islamica, regolamentata in base alla sharia, o nell'ultra conversatrice Ungheria di Orban. E nemmeno nella Russia di Putin. Ma nella patria dei diritti omosessuali, a Murcia, ridente cittadina nel sud della Spagna. Vittima una paziente di diciannove anni, che si era recata al pronto soccorso perché soffre di proiomenorrea, un disturbo del ciclo mestruale che accorcia gli intervalli tra le mestruazioni.

 

 

La madre della teenager ha già presentato una denuncia nei confronti del medico, che ha descritto la sessualità della figlia come una malattia e chiesto che vengano rimosse tale informazioni perché ''vessatorie''. Alla presa di posizione della donna ha aderito anche Gaactyco, il collettivo Lgbti di Cartagena. La ragazza è uscita piangendo dal consulto medico, dove “le è stato chiesto se si poteva inserire nel referto che era omosessuale”. Dalle prime informazioni, pare che questo medico non sia nuovo a simili esternazioni. “Era il 1990 quando l'organizzazione mondiale della sanità ha rimosso l'omosessualità dall'elenco delle malattie mentali, eppure 31 anni dopo, nel sistema sanitario di Murcia, alcuni professionisti continuano a considerare l'orientamento sessuale come una malattia”, denunciano dal collettivo Lgbti - “Numerosi i casi di trattamento umiliante che vengono denunciati alla nostra associazione a causa dell'orientamento sessuale o di genere. Riteniamo allarmante, inaccettabile e intollerabile che ad oggi i professionisti da cui dipende un adeguato trattamento della nostra salute ignorino la realtà di persone Lgbti'”. L'autorità sanitaria di Murcia ha promesso che “saranno adottate tutte le misure necessarie per la conoscenza dettagliata dei fatti e la conseguente adozione delle misure appropriate”.

 

 

Ma se Atene piange, Sparta di certo non ride. Il caso di Luca Morisi, nella nostra ridente patria, dimostra come anche in Italia, anche a sinistra, il tema dell’omosessualità sia ancora un nervo scoperto. Come ai tempi di Pier Paolo Pasolini, espulso nel 1952 ufficialmente “per indegnità morale e politica”, nella sostanza dei fatti perché gay. La vicenda penale di Luca Morisi, l’uomo che ha trasformato i social di Matteo Salvini in un’autentica macchina da guerra politica, volge al termine: il guru di Facebook non ha commesso alcun reato. Eppure le sue chat con due escort rumeni sono state diffuse e pubblicate, con tutti gli insignificanti dettagli di una conversazione privata. Sui social intellettuali progressisti, elettori e semplici simpatizzanti del “sol dell’avvenire” hanno letteralmente massacrato Morisi.  Perché, sotto sotto, in Spagna come in Italia, ancora oggi avere dei gusti sessuali non convenzionali è considerato una diminutio. E come tale chi appartiene a quella “categoria” un reietto. O peggio ancora, un malato da curare.