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Stati Uniti, il pentimento di Jake Angeli: lo "sciamano" che ha rinnegato Donald Trump si dichiara colpevole

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Jake Angeli, lo "sciamano" di origini italiane, è una di quelle fotografie destinate a diventare un simbolo, un'icona, quasi una pop star. In questo caso, abbastanza paradossale. Tutti ricordano l'immagine che ritrae l'urlo rock di questo bel giovane con il viso pitturato a stelle e strisce e un copricapo cornuto in testa, a torso nudo, agghindato come un pellerossa oppure un antico vichingo, nel giorno del terribile "assalto al Campidoglio". Era la scorsa Befana: mentre qui in Italia ci si rimpinzava per l'ultima delle feste natalizie, quella "che le altre porta via", dall'altro lato dell'Atlantico, nell'autoproclamato tempio della democrazia, andavano in mondovisione le scene cruente di un'invasione di manifestanti, più o meno invasati dalle parole di Donald Trump, che facevano irruzione nelle "sacre aule" di Capitol Hill contestando l'elezione di Joe Biden, considerata una truffa dei poteri forti per impedire al Tycoon newyorchese di continuare a guidare gli States. 

 

 

Orbene, nella surreale quanto paradigmatica fotografia di un Paese ormai vistosamente in declino sotto molti aspetti, ci furono diversi morti (5), feriti (13) e molti arresti (52, poi divenuti 600), fra cui proprio lui, Jake Angeli, il vichingo, lo "sciamano di QAnon", il 34enne che voleva "riportare Dio in Senato" e sosteneva la tesi cospirazionista secondo cui il pianeta è governato da una rete di pedofili che solo Trump poteva combattere. Non per niente, gli esami clinici sostenuti in carcere hanno asseverato che soffre di schizofrenia, disturbo bipolare, ansia e depressione. Vegetariano di ferro e ostinato sostenitore del biologico, Angeli in cella ha smesso di mangiare e perso dieci chili, finché non gli è stata somministrata una alimentazione consona al suo stile di vita "sciamanico". 

 

 

Questo venerdì, Angeli si è dichiarato colpevole per uno dei vari capi d'imputazione - intralcio alla giustizia - che gli vengono contestati dalla macchina investigativa statunitense. Quattro anni la pena edittale massima che rischia. Diversa la sorte se venisse considerato responsabile di altre ipotesi di reato. Forse proprio nel tentativo di calmare le acque, è arrivato tramite il proprio legale un notevole ravvedimento: sciamano sì, QAnon no. E manco Trumpiano, visto che il 45esimo presidente gli ha negato la grazia. Nella galassia mitica dello Sciamano non sembra più esserci nessun patriota Q, né una rete di pedofili e satanisti che divorano i bambini nelle metropolitane di New York. Una strana parabola. I più maliziosi direbbero che dietro le sbarre c'è tempo per ragionare.