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Cina, stretta del governo contro i talent show: "Porre fine a stili effeminati e altre estetiche anormali"

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Giro di vite, in Cina, sul mondo dello spettacolo e della televisione. Pechino ha di fatto vietato i reality show e ha sollecitato lo stop della cultura "immorale" che crea "idoli" in grado di influenzare male i più giovani, con un riferimento particolare agli artisti dai comportamenti "effeminati". In una nota diffusa dai media cinesi, l’Amministrazione Statale per la Radio, il Cinema e la Televisione sottolinea la necessità di "correggere rigorosamente i problemi di violazione delle leggi e della morale degli artisti" e di instaurare un’atmosfera di "amore per il partito e per il Paese", vietando il ricorso ad artisti che hanno "posizioni politiche scorrette" e che "hanno perso la moralità". In particolare, "le emittenti radio e tv e le piattaforme audiovisive on line non sono autorizzate a trasmettere programmi di sviluppo di idoli e spettacoli di varietà e reality show". Il giro di vite prende in considerazione soprattutto individui con "comportamenti illegali o immorali", e gli stili "volgari", e ha tra gli obiettivi quello di "porre risolutamente fine agli stili effeminati e ad altre estetiche anormali". 
 

 

Al contrario, i media devono promuovere i valori tradizionali della cultura cinese, i valori rivoluzionari e del socialismo avanzato, e programmi che trasmettano "energia positiva". L’ente cinese di supervisione dei media si schiera poi contro i contratti non trasparenti che vengono firmati dalle star e che hanno dato vita a fenomeni, frequenti negli ultimi anni, di evasione fiscale: il caso più eclatante risale a settimana scorsa, quando è stata inflitta una multa da 299 milioni di yuan (39,2 milioni di euro) all’attrice Zheng Shuang. La vita delle star cinesi è stata sotto i riflettori degli enti regolatori per buona parte dell’estate, a cominciare dall’arresto a luglio scorso della pop-star sino-canadese Kris Wu, accusato di stupro da una giovane che gli aveva chiesto aiuto per sfondare nel mondo dello spettacolo. 

 

 

Il provvedimento stringe dunque sull’industria dell’intrattenimento per boicottare gli attori ritenuti "immorali", comportando ad esempio la loro esclusione dalle trasmissioni. Tra questi tutte quelle star maschili che in cinese vengono definite ’niangpao', letteralmente ’effeminate', che rappresentano gusti estetici "anormali". Tale esclusione riguarda anche tutti coloro che infrangono la legge cinese o che hanno "posizioni politiche scorrette". La settimana scorsa Pechino aveva vietato le classifiche delle celebrità dello spettacolo che esercitano un’influenza sulle nuove generazioni che Pechino considera "caotica". Sempre oggi, altri due enti cinesi - il Ministero della Cultura e del Turismo e la China Association of Performing Arts - hanno inoltre annunciato un rafforzamento delle regole riguardanti i programmi in streaming e l’"etica professionale" contro comportamenti giudicati "illegali e immorali".