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Afghanistan, Talebani: "Donne al governo ma solo in ruoli minori". Putin contro gli Usa: "Risultato nullo"

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Dopo le dichiarazioni di qualche giorno fa da parte del capo della comunicazione talebana, Zabiullah Mujahid, una nuova esternazione del neonato regime integralista sulla atavica domanda: donne al governo con i talebani? Si, ma in ruoli non molto importanti. Lo ha detto alla Bbc il numero due dell’ufficio politico dei talebani in Qatar, Sher Abbas Stanekzai, dicendo che nei prossimi due giorni potrebbe essere annunciato il nuovo governo afghano, che sarà inclusivo. Quanto alle donne avranno ruoli ai livelli più bassi, non in posizioni molto alte. Infine verranno escluse persone che hanno avuto ruoli di governo negli ultimi vent’anni Secondo quanto dichiarato da Bloomberg, i talebani hanno raggiunto un "accordo" sul nuovo esecitivo che sarà guidato dal capo spirituale del gruppo, Haibatullah Akhundzada. Il mullah Abdul Ghani Baradar, volto pubblico del gruppo islamista, sarà invece il responsabile della "funzione quotidiana del governo".

 

 

Su questa e su altre situazioni che si sono create a seguito della riconquista talebana del Paese si è espresso il presidente russo Vladimir Putin, non risparmiando dure critiche agli Stati Uniti per la gestione del conflitto e delle fasi successive. "Hanno cercato di civilizzare le persone che vivono lì, di introdurre le loro norme e standard di vita nel senso più ampio del termine, compresa l’organizzazione politica della società", ha detto Putin, "Il risultato sono tragedie, perdite assolute, sia per gli Usa che per le persone che vivono in Afghanistan. Un risultato nullo, se non negativo". E intanto, mentre i talebani hanno invitato i combattenti dell’ultima grande roccaforte dell’opposizione, la valle del Panjshir a nord di Kabul, a deporre le armi al termine di una serie di colloqui infruttuosi, la nuova grande sfida per i nuovi padroni del Paese è senza dubbio economica: l’arrivo al potere delle milizie coraniche ha avuto come prima conseguenza lo stop agli aiuti internazionali di cui il Paese ha beneficiato negli ultimi 20 anni. A un ritmo di circa 4 miliardi di dollari all’anno, nelle casse di Kabul sono arrivati fondi cumulati in "assistenza ufficiale allo sviluppo" per 76,6 miliardi.

 

 

A cui vanno aggiunti altri 50 miliardi di dollari di aiuti militari. Tra il 2002 e il 2020 il Pil del Paese è passato da 4,055 miliardi a poco meno di 20 miliardi di dollari. E la dipendenza dagli afflussi di denaro dall’estero si è ridotta da oltre il 90% a circa il 40% del Pil. Ma la spesa pubblica resta finanziata al 75% dai prestiti agevolati stranieri. Ritrovare l’accesso a questi fondi è cruciale per il nuovo governo talebano, che si è visto anche congelare riserve monetarie per 9 miliardi di dollari per lo più conservate all’estero: 7 miliardi presso la Fed, 1,3 miliardi presso altri conti internazionali e 700 milioni presso la Bri. In mano ai nuovi ’padronì di Kabul non resterebbero che 18 milioni di dollari per pagare gli stipendi e sfamare la popolazione in difficoltà.