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Vaccini, negli Stati Uniti terza dose dal 20 settembre. L'Oms: "Pensare prima ai Paesi poveri"

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Negli Stati Uniti, la somministrazione della terza dose di vaccino anti covid comincerà il 20 settembre. Lo annunciano le massime autorità sanitarie in una dichiarazione congiunta. La terza dose verrà iniettata otto mesi dopo la seconda puntura con il vaccino Moderna e Pfizer. Si partirà dunque con personale sanitario e ospiti di case di riposo che sono stati i primi a vaccinarsi.

 

"I dati disponibili chiariscono che la protezione contro il Sars-CoV-2 comincia a decrescere nel tempo dopo le prime dosi di vaccinazione. In associazione con la predominanza della variante Delta, cominciamo a vedere prove di una ridotta protezione di fronte alla malattia leggera e moderata», si legge nel comunicato diffuso dalle principali autorità sanitarie, fra cui il direttore dei Centri di controllo e prevenzione delle malattie (Cdc), Rochelle Walensky, e il direttore dell’Istituto nazionale per le allergie e le malattie contagiose, Anthony Fauci. Una nuova iniezione servirà anche per il monodose Johnson&Johnson, ma dato che questo vaccino è stato somministrato a partire da marzo, se ne parlerà a novembre. 

 

La Chief Scientist dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Soumya Swaminathan, mette in guardia su future "situazioni ancora più terribili" nel mondo nella pandemia di coronavirus, se i Paesi ad alto reddito inizieranno a somministrare i richiami dei vaccini che i Paesi più poveri abbiano avuto accesso alle prime dosi. Dopo che le autorità sanitarie degli Stati Uniti hanno raccomandato la terza dose per tutti gli statunitensi, la scienziata ha espresso preoccupazione per il fatto che lasciare miliardi di persone non vaccinate nei Paesi poveri potrebbe favorire l’emergere di nuove varianti. "Crediamo chiaramente che i dati non indichino la necessità di richiami", ha detto in conferenza stampa a Ginevra, esprimendo maggior comprensione per la recente decisione degli Usa di somministrare i richiami alle persone con sistema immunitario debole. I funzionari dell’Oms hanno ripetutamente espresso preoccupazione sul fatto che continueranno a comparire varianti nelle aree in cui il virus non è controllato e hanno chiesto equità nei vaccini e "solidarietà" tra i Paesi.