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Francia, confessa l'omicida del prete ucciso in Vandea: aveva dato fuoco alla cattedrale di Nantes

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"In Francia si può essere clandestino, incendiare la cattedrale di Nantes, non essere mai espulso, ed essere recidivo con l’assassinio di un prete". Così Marine Le Pen su Twitter commenta la notizia dell’assassinio di un prete in Vandea da parte di un uomo di origine ruandese che era stato accusato dell’incendio della cattedrale di Nantes. "Quello che succede nel nostro Paese è di una gravità senza precedenti: è il fallimento completo dello Stato e di Darmanin", conclude la leader di Rassemblement National riferendosi al ministro dell’Interno.

 

 

I fatti. Un uomo ha confessato l'omicidio del sacerdote Olivier Maire, 60 anni, ucciso questa mattina a Saint-Laurent-sur-Sévre, nella regione della Vandea. Il presunto assassino si sarebbe consegnato nelle scorse ore alla gendarmeria di Mortagne-sur-Sevre. L'uomo era stato posto sotto controllo giudiziario nell'ambito delle indagini sull'incendio alla cattedrale di Nantes nel luglio 2020. Maire lo aveva accolto in attesa del processo. Secondo quanto riporta il sito di Le Figaro, si tratterebbe dell'uomo di origine ruandese che ha appiccato il rogo un anno fa. Dopo aver registrato la confessione, i gendarmi francesi si sono recati nel luogo indicato dall'uomo e hanno trovato il cadavere del sacerdote.

 

 

Emmanuel A., 40 anni, è il responsabile dell’assassinio di un prete a Saint-Laurent-sur-Sèvre, in Vandea, già noto alle autorità perché l’anno scorso aveva confessato di essere responsabile dell’incendio alla cattedrale gotica di Nantes. Il 26 luglio del 2020, otto giorni dopo l’incendio che aveva distrutto l’organo della chiesa di San Pietro e Paolo, frantumato le vetrate e annerito l’interno della cattedrale risalente al XV secolo, le autorità avevano ammesso la responsabilità del rogo, accendendo tre inneschi. Emmanuel A. viveva a Nantes da molti anni ed era il volontario cui era affidato il compito di assicurare che fosse tutto in ordine in chiesa, "conosciuto ed apprezzato", avevano scritto allora i media francesi. Aveva chiesto lo status di rifugiato, ma "aveva dei problemi psichici e aveva cercato di regolarizzare la sua situazione sulla base di questi problemi", aveva detto all’epoca il procuratore di Nantes. La domanda era stata respinta e dal 2019 aveva ricevuto l’ordine di espulsione, ordine che era stato sospeso dopo l’incendio perché sotto sorveglianza giudiziaria.