Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Tunisia nel caos: il Capo dello Stato ha rimosso il premier e sospeso il Parlamento

Chiusa anche la redazione di Al Jazeera. Scontri e arresti nelle piazze

  • a
  • a
  • a

La Tunisia è precipitata nel caos istituzionale dopo che ieri sera il capo dello Stato,  Kais Saied, ha destituito  il primo ministro Hichem Mechichi e sospeso il Parlamento. Il presidente ha motivato la sospensione, della durata di un mese, invocando l’articolo 80 della Costituzione che sblocca questi poteri in caso di pericolo imminente per il Paese. Saied ha assicurato che nominerà un nuovo capo di governo nei prossimi giorni. Nella notte si sono verificati scontri e arresti e il partito islamista moderato Ennahda denuncia il golpe "contro la rivoluzione".  Il capo di Stato  ha replicato:che "chi parla di golpe dovrebbe leggere la Costituzione o tornare al primo anno di scuola elementare".

 

Nella notte si sono verificate numerose manifestazioni, con scontri e arresti, in cui i dimostranti chiedevano una modifica alla Costituzione e un periodo di transizione gestito dall’esercito, pur mantenendo Saied come capo dello Stato. Questa mattina l’esercito era schierato a guardia della sede del Parlamento tunisino. In un comunicato pubblicato su Facebook, la presidenza ha poi chiarito che il congelamento del Parlamento è in vigore per 30 giorni. Il presidente della Repubblica "assumerà il potere esecutivo con l’aiuto di un governo il cui primo ministro sarà nominato dal capo dello Stato". La notizia del grave disordine istituzionale scoppiato nel nostro paese dirimpettaio ha sollevato preoccupazioni anche in Italia. "Grande apprensione per ciò che accade in Tunisia, già piegata dal Covid e da una crisi economica gravissima - ha tweetato il presidente della Commissione esteri della Camera dei deputati, Piero Fassino - non si divida il Paese, ma si operi per unire la società in un passaggio cosi difficile". 

 

Secondo i media tunisini, le forze di sicurezza hanno chiuso l’ufficio di al-Jazeera in Tunisia, e ai giornalisti e dipendenti della nota emittente è stato chiesto di lasciare la redazione, Secondo il sito web di al-Jazeera, almeno 20 poliziotti in borghese sono entrati stamani negli uffici di Tunisi, chiedendo allo staff di uscire senza alcun preavviso di sgombero.  Giornalisti citati dall’emittente con sede in Qatar avrebbero riferito di aver ricevuto ordine di spegnere i telefoni e di non aver avuto modo di raccogliere le proprie cose.  
Immediata la replica di Reporters sans frontières: "All’indomani degli annunci del presidente Kais Said che aprono una crisi politica in Tunisia, Reporters sans frontières (Rsf) denuncia la chiusura dell’ufficio di al-Jazeera a Tunisi da parte delle forze dell’ordine e chiede alle autorità di rispettare la libertà di stampa e il pluralismo".

 

 

Armando Sanguini, Senior Scientific Advisor per Medio Oriente e Nord Africa dell’Ispi, è stato ambasciatore a Tunisi ed esprime "grande preoccupazione" per quello che sta accadendo. La Tunisia, secondo Sanguini, è "un Paese allo sbando, quindi o ritrova una leadership politica capace di riprendere fiato oppure i rischi sono grossi". Per l'analista politico, l'Italia deve assumere un ruolo di leadership in questa delicata partita geopolitica: "non ci possiamo permettere affondi", perché "il disastro sarebbe perderne il controllo e non ottenere la stabilizzazione della Libia". Per Sanguini, per la stabilità del Mediterraneo è necessario salvaguardare "quell'isola di democrazia che c'è nel Nord Africa"