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Olimpiade, quanti soldi guadagnano gli italiani medaglia d'oro, d'argento e di bronzo: i premi agli azzurri sono i più alti

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Con la cerimonia di apertura è ufficialmente scattata l'Olimpiade di Tokyo 2020. La delegazione italiana è la più numerosa di sempre con i suoi 384 atleti che si cimenteranno in 30 diverse discipline. L'Italia va a caccia del record di medaglie con l'obiettivo di superare le ultime due edizioni dei Giochi Olimpici (a Londra e Rio gli azzurri vinsero 28 medaglie). Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha annunciato l’aumento dei premi per coloro che conquisteranno una medaglia ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020. Dopo quattro Olimpiadi in cui i premi per le medaglie erano rimasti inalterati, per Tokyo si è aumentato del 20 per cento l’importo lordo di ciascun podio. Vediamo quindi quanto vale una medaglia d'oro, d'argento e di bronzo per gli atleti italiani impegnati nei Giochi Olimpici.

 

 

La medaglia d'oro sarà premiata con 180mila euro, quella d'argento con 90mila e infine quella di bronzo con 60mila, per una crescita del 20% rispetto a Rio. "E’ anche un riconoscimento per tutti quegli atleti che in quest’anno di pandemia hanno fatto degli sforzi in più" ha ribadito il presidente del Coni, Malagò. Le cifre riferite sono lorde: ogni atleta dovrà poi pagarci le tasse.

 

 

I premi che riconosce il Coni agli atleti italiani sono in linea con quelli degli altri Stati che partecipano all'Olimpiade? Ogni Paese applica il tariffario che ritiene più opportuno. In America, ad esempio, la medaglia d'oro vale poco meno di 40mila dollari (circa 32mila euro), così come avviene anche per la Cina. La Francia premia con 50mila euro i loro campioni olimpici mentre la Germania non supera i 20mila. Gli ori australiani sono quasi alla stregua di quelli italiani: 115mila euro, mentre quelli canadesi sono tra i meno remunerati con appena 13mila euro. C'è anche chi non prende nulla dal proprio Paese, si tratta del Regno Unito dove non è prevista alcuna somma dal comitato olimpico nazionale. Chi vince, però, ha la facoltà di stabilire direttamente contratti di pubblicità e di sponsor, come avviene anche per i Paesi scandinavi.