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Vaticano, scandalo sui fondi della segreteria: in dieci a giudizio. Becciu: "Io vittima di una macchinazione"

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Vaticano, scandalo sui fondi della segreteria di Stato: dieci persone rinviate a giudizio, tra cui l'ex cardinale Becciu e 4 società imputate, frutto di "un marcio sistema predatorio e lucrativo". È una svolta importante quella che riguarda l'inchiesta sugli investimenti finanziari della Segreteria di Stato vaticana a Londra, a cominciare dalla compravendita del palazzo di Sloane Avenue, da oltre 200 milioni di euro.

 

Al termine di indagini iniziate esattamente due anni fa, il presidente del Tribunale Vaticano, Giuseppe Pignatone, ha disposto la citazione a giudizio degli imputati: il processo avrà inizio all’udienza del prossimo 27 luglio. I nomi sono quelli di Cecilia Marogna (accusata di peculato), Raffaele Mincione (peculato, truffa, abuso d’ufficio, appropriazione indebita e autoriciclaggio), Gianluigi Torzi, Fabrizio Tribassi, Nicola Squillace, Tommaso Di Razza, Enrico Crasso, Mauro Carlino e Renè Brulhart. E Becciu, che si dimise da prefetto della Causa dei Santi e perse i diritti legati alla porpora nel settembre 2020 anche per questo scandalo? Per lui si procede per i reati di peculato ed abuso d’ufficio anche in concorso, nonché di subornazione. Accuse molto gravi, che lo stesso Becciu commenta a caldo in una nota sentita: "Sono vittima di una macchinazione ordita ai miei danni, e attendevo da tempo di conoscere le eventuali accuse nei miei confronti, per permettermi prontamente di smentirle e dimostrare al mondo la mia assoluta innocenza". E ancora: "In questi lunghi mesi si è inventato di tutto sulla mia persona, esponendomi ad una gogna mediatica senza pari al cui gioco non mi sono prestato, soffrendo in silenzio, anche per il rispetto e la tutela della Chiesa, a cui ho dedicato la mia intera vita - ha aggiunto - Finalmente sta arrivando il momento del chiarimento, e il Tribunale potrà riscontrare l’assoluta falsità delle accuse nei miei confronti e le trame oscure che evidentemente le hanno sostenute e alimentate".

 

Ora bisognerà vedere la sentenza finale, ma nelle carte della richiesta di rinvio a giudizio si legge un quadro preoccupante: "Un intreccio, quasi inestricabile, tra persone fisiche e giuridiche; fondi di investimento; titoli finanziari quotati e non banche e istituti di credito di varia tipologia, ampiezza e trasparenza d’agire. Vicende ordinate appositamente interessate ad attingere alle risorse economiche della Santa Sede, spesso senza alcuna considerazione delle finalità e dell’indole della realtà ecclesiale". Le attività istruttorie, si legge invece nel comunicato stampa della Santa Sede, svolte anche con commissioni rogatoriali in numerosi altri paesi stranieri (Emirati Arabi Uniti, Gran Bretagna, Jersey, Lussemburgo Slovenia, Svizzera), hanno consentito di portare alla luce una vasta rete di relazioni con operatori dei mercati finanziari che hanno generato consistenti perdite per le finanze vaticane, avendo attinto anche alle risorse, destinate alle opere di carità personale del Santo Padre.