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Marò, l'India chiude il caso. Lo sfogo della moglie di Latorre: "A mio marito è vietato parlare da 9 anni"

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Marò, l'India archivia le accuse contro i due marinai italiani e chiude il caso. La Corte Suprema indiana, riportano i media indiani, ha accettato il risarcimento del valore di 100 milioni di rupie (pari a 1,1 milioni di euro) alle famiglie dei pescatori uccisi al largo della costa del Kerala nel 2012, facendo così cadere tutti i procedimenti in corso contro i due marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

 

Il risarcimento è stato accettato da parte dei proprietari dell’imbarcazione, del governo indiano, dello Stato del Kerala e degli eredi dei due pescatori. "Siamo soddisfatti che il pagamento ex gratia già presentato possa essere considerato un importo ragionevole di compensazione e interesse degli eredi. Riteniamo che sia adatto a chiudere tutti i procedimenti in India, compresi i procedimenti penali", si legge in una nota della Corte riportata dai media locali. Dopo la sentenza arriva però lo sfogo della moglie di Latorre: "Da nove anni sono costretta a parlare a nome di mio marito. A lui è stato fatto esplicito divieto di parlare pena pesanti sanzioni. Non può nemmeno partecipare a qualsiasi manifestazione pubblica. È vincolato al segreto. È ora di chiedersi perché le autorità militari vogliono mantenere il segreto su ciò che sa e vuole dire. Quello che so è che per la politica italiana siamo stati carne da macello. Presto Massimiliano si presenterà alla procura di Roma".

 

Queste le dichiarazioni all’Adnkronos di Paola Moschetti, moglie di Massimiliano Latorre, uno dei due marò accusati di aver ucciso due pescatori al largo delle coste del Kerala a febbraio del 2012. "Grazie a chi ha lavorato con costanza al caso, grazie al nostro infaticabile corpo diplomatico. Si mette definitivamente un punto a questa lunga vicenda", ha scritto su Twitter il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.