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Navalny: l'appello disperato della figlia: "Un medico per mio padre". Usa e Ue contro Russia

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La situazione si fa disperata. "Permettete ad un medico di visitare mio padre", è  questo l’appello che lancia alle autorità russe su Twitter Dasha_Navalnaya, la figlia di Aleksey Navalny, detenuto nel carcere Ik-2 della regione di Vladimir. Ieri la portavoce del dissidente russo Kira Yarmish aveva detto che Navalny "sta morendo. Nelle condizioni in cui si trova, è questione di giorni".

 

 

 

Secondo una lettera scritta al Servizio penitenziario federale dalla sua dottoressa, Anastasia Vasilyeva insieme a tre colleghi, fra cui un cardiologo, Navalny rischia l’arresto cardiaco e problemi gravi della funzione renale "in ogni momento" dato che ha una concentrazione eccessiva di potassio nel sangue (7,1 millimoli per litro, quando la soglia massima è 6). I medici chiedono di poter vedere immediatamente l’oppositore che deve essere visitato immediatamente "considerati i risultati dei suoi esami del sangue e il suo recente avvelenamento".

E Ue e Usa sono contro la Russia. "Totalmente ingiusto", così il presidente statunitense Joe Biden ha qualificato lo stato in cui si trova Aleksei Navalny, dopo che i medici hanno evocato il rischio di un arresto cardiaco e di un blocco renale per l’oppositore russo a seguito del protrarsi dello sciopero della fame. 

 

 

"Navalny sta morendo. Dal 31 marzo è in sciopero della fame per chiedere di avere accesso a cure adeguate per una doppia ernia al disco, ma le autorità russe continuano a negargliele e, secondo Nabila Massrali, una delle portavoce dell’Alto rappresentante Ue Josep Borrell, lo avrebbero sottoposto anche alla privazione del sonno, in violazione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani", dichiara Yuri Guaiana della segreteria di Più Europa. "’Nelle sue condizioni, è una questione di giorni, dice la portavoce del leader dell’opposizione al regime di Putin, Kira Yarmish. Chiediamo all’Unione europea di fare tutto il necessario per evitare l’ennesimo omicidio di stato in Russia. Mai come in questo caso il silenzio sarebbe complicità. La morte di questo martire europeo ricadrebbe come un macigno sulle nostre coscienze", conclude Guaiana.