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Giordania, tentato golpe: il principe Hamzah firma lettera fedeltà al re

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Il principe Hamzah di Giordania ha firmato una lettera di fedeltà a re Abdallah II. La missiva, riportata in arabo sul sito della casa reale giordana, porta la sigla dell’ex principe ereditario, al centro di una crisi che sta scuotendo la nazione.

 

 

Crisi dunque in via di risoluzione in Giordania dopo l’arresto di almeno 16 persone accusate di aver cospirato per destabilizzare il Paese insieme al principe Hamzah bin Hussein, fratellastro del re Abdallah II che, dopo due giorni di alta tensione, ha avviato una mediazione. "Alla luce degli sviluppi degli ultimi due giorni, mi metto nelle mani di Sua Maestà il Re, sottolineando che rimarrò nell’era dei padri e dei nonni, fedele alla loro eredità, seguendo il loro cammino, fedele a loro, al loro messaggio e a Sua Maestà, impegnato nella costituzione del Regno hashemita di Giordania", si legge nel testo in cui il principe dichiara di essere pronto "ad aiutare e sostener Sua Maestà il Re e il suo Principe Ereditario".

 

 

Poche ore prima il principe Hamzah aveva detto di aver ricevuto dall’esercito "ordini inaccettabili" a cui non avrebbe obbedito. "Il capo di stato maggiore dell’esercito è venuto da me e ha lanciato minacce a nome dei capi delle agenzie di sicurezza", ha detto Hamzah in una registrazione circolata online, "Ho registrato i suoi commenti e li ho inviati ai miei conoscenti all’estero e alla mia famiglia nel caso in cui accadesse qualcosa". "Non voglio un’escalation ora", ha poi assicurato il fratellastro del re ma, ha aggiunto, "ovviamente non mi atterrò" agli ordini di "non uscire, twittare o entrare in contatto con le persone". "È inaccettabile che un capo di stato maggiore dell’esercito dica questo", ha aggiunto. Abdallah II aveva deciso di risolvere i dissidi con il fratellastro all’interno della famiglia e ha affidato il compito di fare da mediatore a suo zio, il principe Hassan. Il ministro degli Esteri giordano Ayman Safadi ha riferito che nell’ambito dell’operazione sono stati arrestati dai 14 ai 16 associati di Hamzah, oltre a Bassem Awadallah, ex ministro di gabinetto e un tempo capo della corte reale, e Sharif Hassan bin Zaid, un membro della famiglia reale. Il capo della diplomazia non ha però fornito ulteriori dettagli sul presunto complotto. Abdullah e Hamzah sono entrambi figli del defunto re Hussein, che, a due decenni dalla morte, resta una figura amata nel Paese. Dopo essere salito al trono nel 1999, Abdullah ha nominato Hamzah principe ereditario, ma gli ha poi revocato il titolo cinque anni dopo. Il rapporto tra i due è stato descritto generalmente come buono ma Hamzah a volte si è espresso contro le politiche del governo e più recentemente ha stretto legami con potenti leader tribali, una mossa che è stata avvertita come una minaccia per il re. Le potenze occidentali e i Paesi arabi si sono schierati tutti al fianco di Abdallah, il che riflette l’importanza strategica del Paese nella regione. L’appoggio al re è arrivato da Usa, Arabia Saudita, Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Israele e anche dall’Unione europea.