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Samuel Paty, prof decapitato in Francia: la 13enne che lo accusò disse una bugia

Pietro De Leo
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Un omicidio orribile che ha rigettato la Francia e l’Europa nel cono della paura del radicalismo islamico sarebbe nato da una colossale bugia. Il caso è la decapitazione di Samuel Paty, professore di educazione civica ucciso nello scorso ottobre a Conflans, nell’hinterland di Parigi, da un giovane ceceno radicalizzato islamico.

 

 

Il caso nacque da una denuncia sui social di una ragazzina musulmana, allieva di Paty. La giovane aveva protestato contro l’insegnante, “reo” a suo dire di aver mostrato in classe le vignette di Charlie Hebdo durante una lezione sulla libertà di espressione. E di averla fatta uscire dalla classe in quanto musulmana.  Il video era stato rilanciato dal padre di lei, che aveva diffuso anche il nome con il numero di telefono dell’insegnante, e l’indirizzo della scuola, e diventato ben presto virale.

 

Da lì, lo sdegno odiante del mondo radicale musulmano aveva cominciato a gonfiare, anche a causa di un’iniziativa successiva del padre, che si era presentato nell’istituto assieme ad un Imam radicale noto in tutta la Francia per protestare contro il preside e chiedere il licenziamento del prof. Da quel momento, Samuel Paty aveva subito un crescendo di minacce, l’isolamento dei colleghi molti dei quali lo additavano come “provocatore” della rabbia musulmana, fino all’epilogo più drammatico, con l’assassino, un diciottenne rifugiato, che addirittura paga due adolescenti alunni della scuola per farsi indicare il “bersaglio” e, successivamente, scatta la foto del capo mozzato prima di essere ucciso in una sparatoria. Un trauma collettivo, e le indagini accendono un faro sul network del radicalismo islamico da cui non era estranea nemmeno la famiglia della 13enne.

E’ emerso infatti che la sorellasta del padre aveva giurato fedeltà all’Isis ed era partita per la Siria. Adesso, però, il tutto si arricchisce di un altro elemento. Il quotidiano Le Parisienne, infatti, ha riportato il contenuto delle deposizioni rilasciate dalla ragazzina alla polizia. In cui avrebbe, di fatto, ribaltato la sua posizione. Sì, perché avrebbe confessato che lei nel giorno di quella lezione a scuola non c’era proprio andata. Un’enorme bugia, dunque, detta al padre perché non voleva ammettere di aver marinato la scuola, così come accaduto molte altre volte. E che aggiunge un altro tassello sul quadro della complessità nell’integrazione delle comunità islamiche in Francia.