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Khashoggi, rapporto Cia: "Principe Arabia Saudita bin Salman autorizzò blitz per uccidere il giornalista"

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Caso Khashoggi, un rapporto della Cia sembrerebbe inchiodare il principe ereditario dell'Arabia Saudita, Muhammad Bin Salman, per il blitz che ha portato all'uccisione del giornalista dissidente. "Riteniamo che il principe ereditario dell’Arabia Saudita Muhammad bin Salman abbia approvato un’operazione a Istanbul, in Turchia, per catturare o uccidere il giornalista saudita Jamal Khashoggi". Questa la conclusione cui giunge il rapporto divulgato dall’Ufficio del Direttore dell’Intelligence nazionale americana. Il rapporto Usa spiega di ritenere Bin Salman responsabile della morte di Jamal Khashoggi in quanto "il principe ereditario saudita controlla il processo decisionale nel Regno. Fin dal 2017 il principe ereditario ha avuto il controllo assoluto della sicurezza del regno e delle organizzazioni di intelligence. È dunque altamente improbabile che funzionari sauditi abbiano portato avanti una operazione di questa natura senza l’autorizzazione del principe ereditario", viene spiegato. Più avanti si legge anche come il principe "considerava Khashoggi una minaccia per il Regno e ha ampiamente sostenuto l’uso di misure violente, se necessario, per zittirlo. Sebbene i funzionari sauditi avessero pianificato in anticipo un’operazione non specificata contro Khashoggi, non sappiamo con quanto anticipo essi abbiano deciso di fargli del male". A seguito di questa vicenda, l'amministrazione stautnitense ha reso noto di voler adottare atti volti a "ricalibrare il rapporto" con l'Arabia Saudita. Alcuni media americani parlano anche di possibili sanzioni contro il paese del Golfo, ma l'ipotesi al momento non trova alcun fondamento. Intanto Il segretario di stato statunitense, Antony Blinken, ha annunciato l’istituzione del "Khashoggi ban’", politica che "consente al dipartimento di Stato di imporre restrizioni sui visti a persone che, agendo per conto di un governo straniero, si ritiene siano state direttamente impegnate in gravi attività extraterritoriali contro i dissidenti, comprese quelle che sopprimono, molestano, sorvegliano, minacciano o danneggiare giornalisti, attivisti o altre persone percepite come dissidenti per il loro lavoro, o che si impegnano in tali attività nei confronti delle famiglie o di altri stretti collaboratori di tali persone. Anche i familiari di tali individui possono essere soggetti a restrizioni sui visti ai sensi di questa politica, ove appropriato". Ma gli stati arabi del Medio Oriente si schierano tutti con l'Arabia Saudita, denunciando "violazioni alla sovranità" di Riad in merito alla vicenda.