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Coronavirus, mancano i posti letto in ospedale. La Svizzera decide di non curare gli anziani, è polemica

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La Svizzera ha trovato la soluzione al sovraffollamento degli ospedali. Qualora la situazione peggiorasse e se ci fosse la mancanza di posti letto disponibili nei nosocomi, verrà negato l'accesso alla rianimazione agli anziani malati di Coronavirus, coloro che hanno meno possibilità di sopravvivere. La decisione è finalizzata a dare precedenza ai pazienti che hanno buone probabilità di recupero se appunto trattati in terapia intensiva. In questi ultimi giorni anche in Svizzera la pandemia si sta allargando e il numero dei contagi è superiore ai paesi confinanti, con ospedali verso il collasso. In caso di "indisponibilità di letti in terapia intensiva non andrebbe fatta la rianimazione cardiopolmonare", tra le altre, alle persone con età superiore agli 85 anni, ai pazienti con più di 75 anni e con patologie come cirrosi epatica, insufficienza renale cronica stadio III, insufficienza cardiaca di classe Nyha superiore a 1 e sopravvivenza stimata a meno di 24 mesi". In caso di ulteriore emergenza, rianimazione vietata per i pazienti con "arresto cardiocircolatorio ricorrente, malattia oncologica con aspettativa di vita inferiore a 12 mesi, demenza grave, insufficienza cardiaca di classe Nyha Iv, malattia degenerativa allo stadio finale". In altre parole, saranno i medici a fare selezione su chi curare e chi no. Attualmente i letti disponibili sono 22.239 di cui 16.719 già occupati, 710 da pazienti affetti dal virus. Di riserva ci sono altri 5.520 posti. Nell’intensiva, invece, la situazione si fa più preoccupante: il 19% dei pazienti, ovvero 144, è malato Covid. Su 1.175 letti disponibili in terapia intensiva, ben 732 risultano occupati. Per la serie: a mali estremi, estremi rimedi.