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Beirut, 135 morti e 5 mila feriti nell'esplosione. L'ipotesi di un sabotaggio finito male

Commando nel magazzino per appiccare un incendio per far attribuire la responsabilità ad Israele

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L'esplosione nel porto di Beirut ha causato, secondo l'ultimo bilancio fornito, 135 morti, 5 mila feriti e decine di dispersi. Dietro la strage ci sarebbero, secondo fonti dell'intelligence, quattro sconosciuti entrati di nascosto nel magazzino per appiccare un incendio e poi attribuirne la responsabilità ad Israele.  Due gli obiettivi: denunciare l’aggressione israeliana a pochi giorni dal verdetto dell’Onu su quattro membri di Hezbollah coinvolti nell’omicidio di Rafiq Hariri. E quindi, in una clima di evidente tensione, “giustificare” un futuro attacco Hezbollah ad Israele.

 

C'è un "però", in questo piano. Il commando non era  a conoscenza di quanto nitrato di ammonio fosse stoccato al porto, Non sapevano neppure che in quel magazzino fossero stipati munizioni, missili e razzi. L’incendio doloso avrebbe quindi innescato un drammatico effetto domino, trasformando il magazzino in un arsenale in fiamme.