È nato “Emergenze”,  benvenuto “Emergenze”

È nato “Emergenze”, benvenuto “Emergenze”

30.11.2014 - 16:57

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Non l'avrei mai detto, che saremmo arrivati a questo punto. Ho sempre creduto nell'azzardo e nelle traiettorie impreviste del caso, ma stavolta siamo andati oltre ogni ragionevole ammissibilità. Erano quattro mesi fa quando tornavo a Perugia di passaggio e, cominciavo, con la serietà che ho sempre messo nella scrittura e la leggerezza che ho sempre messo nel divertimento, a pubblicare su questo giornale: il Corriere dell'Umbria. Su Perugia 2019 il mio primo articolo, ancora aperto a qualche possibile cambiamento in corsa rispetto ad una candidatura tendenzialmente disastrosa. Forse qualche tentativo di correggere c'è pure stato ma ormai era troppo tardi e sul tema sono tornato mesi più avanti celebrando le onoranze funebri dell'iniziativa. In mezzo ai due interventi altri dieci articoli di argomento vario, tutti molto letti, quale più quale meno, che mi hanno portato ad un nuovo tipo di contatto col territorio umbro, che mi vedeva da tempo distante, non solo fisicamente ma anche e soprattutto a livello emotivo. Disinteresse: questo è il nome della colpa di cui mi sono macchiato. Sulla retta via mi hanno riportato le richieste d'attenzione, a volte d'aiuto, di numerosi amici, vecchi e nuovi. Quelli vecchi quasi non capivano, come fosse possibile il prodigio di vedermi indaffarato su Perugia con la totalità delle mie energie, di vedermi percorrere il territorio con la curiosità di un turista e il passo veloce di chi non vorrebbe mai essere costretto a fermarsi. Quelli nuovi mi scrivevano, di continuare, di insistere, di non diventare come gli altri. Ma quali altri? Perché di un'alterità c'è bisogno se si vuole attivare un percorso di significato.
Entusiasmato da conoscenze ritrovate, affascinato da questo cambiamento di contesto, rotolavo giù per via Ulisse Rocchi e mi arrampicavo su Corso Garibaldi, per guardare la città dal cassero di Porta Sant'Angelo e vederla diversa. Per poi fare lo stesso in tutte le direzioni e da tutti i punti di vista disponibili. Allora non mi restava nient'altro da fare che chiamare le persone più adatte a condividere questo momento. Così da Milano tre amici speciali sono venuti a soccorrermi, a darmi man forte, a provare le mie stesse sensazioni sui loro corpi. A questo fratello romano e a queste due sorelle provenienti da diverse isole del Mediterraneo ho messo in mano un cumulo di materia grezza, perché lo cesellassero fino a farne una conchiglia. All'intaglio della stessa conchiglia hanno prestato lo scalpello un'infinità di amici perugini e umbri: studenti, storici, artisti, grafici e, banalmente, abitanti della nostra stessa città. Con un processo di questo tipo, insieme, abbiamo approfondito il legame col territorio, abbiamo scavato come lepri la nostra scia sotterranea per poi tornare in superficie ed eccoci qua: a guardare la luce del sole con un giornale aperto in mano. Un giornale chiamato "Emergenze". Un giornale che rappresenta una grande speranza e allo stesso tempo un inquietante pericolo per Perugia. La speranza concreta di poter essere ciò che tutti abbiamo sempre chiesto senza ottenerlo: un luogo di pensiero, di sorpresa, di svelamento, di denuncia, di lotta ove necessario. Un luogo complesso, che attraverso la doppia configurazione cartacea e online, potrà servire democraticamente tutti coloro che dispongano delle chiavi per utilizzarlo. E non solo giornale ma anche organizzatore di iniziative, collettivo artistico, luogo di avanguardia e politica vera, cioè quella che si esercita occupandosi della polis al di là di ogni gioco di ruolo. Al contempo grande pericolo perché la colpa di chi rivendica insistentemente qualcosa può essere poi quella di non riconoscere il frutto di queste rivendicazioni ed accoglierlo con indifferenza od ostilità. Noi faremo di tutto per farci capire, apprezzare, amare e prendere a calci. Noi saremo in giro per la città tutti i giorni, a parlare, a testimoniare, a urlare o semplicemente a celebrare l'amore davanti a un bicchiere di vino, noncuranti del domani. Non mi preoccupa il fatto che questo progetto venga frainteso, insultato, imitato, copiato, infangato. Perché se così sarà, vorrà dire che saremo riusciti ad esistere. E, in fondo, proprio questo è il punto. Il punto è che oggi esiste ciò che prima non esisteva. 
emergenze.pg@gmail.com
FB: Emergenze

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