Ripartire da ciò che non esiste

Ripartire da ciò che non esiste

17.11.2014 - 15:28

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Ci penso spesso, quando sono a Perugia: come restituire al cittadino un ruolo attivo in un tessuto che fa da cornice sterile alle sue attività? Come divenire nuovamente fibra di una rete che coinvolge tutti e che, quando si muove, fa muovere tutti?
Sono questioni che risentono di un clima globale molto sofferente, di distacco fra l'uomo e la consapevolezza di appartenere ad una comunità. Di manifesta impossibilità a decidere del proprio futuro, del proprio paese, del proprio territorio. E su questo punto, purtroppo, è difficile intervenire. Non è impossibile però fornire localmente un esempio virtuoso, che non basterà a fare di Perugia una città ideale, ma forse potrà renderla un esempio da considerare. Ho espresso ammirazione, in un articolo di qualche settimana fa, verso il movimento creatosi a Matera nella corsa a Capitale Europea della Cultura: un percorso che ha portato alla riscoperta della piazza, di momenti di democrazia diretta, di entusiasmo popolare, di speranza, di cooperazione territoriale (basti pensare a come Potenza abbia contribuito al successo di Matera al pari dei comuni vicini della Basilicata e della Puglia). Un percorso così attento che perfino il mio articolo, scritto da una prospettiva pienamente perugina, ha trovato larga attenzione proprio a Matera e dintorni: letto, commentato, condiviso... È stata l'occasione per vedere gente di un'altra generazione rispetto alla mia (cinquanta, sessanta, settanta anni...) usare Twitter in maniera appassionata ed efficace, sfruttare i social network nella direzione più interessante: come strumenti per partecipare giornalmente alla vita politica e al dibattito culturale, con la sicurezza di esserne realmente parte. Ovviamente non torno sulla candidatura di Perugia, il nostro fallimento appartiene al passato... Ma voglio riflettere sul fatto che localmente, pur essendoci resistenze vigorose e meccanismi a dir poco arrugginiti, è ancora possibile sperimentare forme inedite di partecipazione e appartenenza, è ancora possibile pensare a qualcosa di diverso in termini di rapporto con la propria città. E questa rubrica cerca di fornire stimoli in tal senso a partire dal suo primo intervento. Da dove dobbiamo partire perché ciò accada? Una lettura molto superficiale, tipica di quelli che nella vita hanno sempre lottato per strappare la sufficienza, vorrebbe che si partisse, o forse che ci si concentrasse unicamente, sulla valorizzazione del patrimonio storico-artistico. Per dirla in altre parole: partire dall'esistente. Io, che al contrario sono sempre stato in bilico fra il nove e la sospensione, ritengo si debba partire dal non esistente.
Ciò che davvero può restituire a Perugia la sua importanza, è proprio lo stimolo di una produzione culturale ed artistica viva. Se oggi a Perugia c'è un affresco di Raffaello, ciò si deve alla presenza di Raffaello in carne ed ossa cinquecento anni fa; se oggi abbiamo delle straordinarie ed ahimè non adeguatamente valorizzate lavagne di Joseph Beuys, ciò si deve alla conferenza che egli tenne con Alberto Burri e Italo Tomassoni nel 1980 alla Rocca Paolina; se la scena del funerale della sensitiva Helga del leggendario film "Profondo Rosso" si svolge nel cimitero di Monteluce, è perché Dario Argento scelse la nostra città, venne qui con la troupe e gli attori... Io voglio che siano offerti agli ingegni locali dei mezzi democratici sui quali operare, ove per democrazia si intenda un'apertura sincera e ambiziosa, non una semplice fornitura di supporti senza controllo. Io voglio che si scriva di una Perugia che con le sue piogge autunnali impreziosisce amori irripetibili e sprigiona demoni pericolosissimi, io voglio che gli agricoltori e allevatori locali possano trovare nel centro storico uno spazio privilegiato per la vendita dei loro prodotti e la trasmissione di una conoscenza sugli stessi, che si possa decidere in maniera condivisa cosa si vuole per quei luoghi pubblici prossimi a inevitabili ripensamenti: il Mercato Coperto, l'ex-carcere, Piazza del Bacio... Questo non è impossibile, ci sono varie esperienze a livello nazionale ed internazionale che consentono di pretenderlo. Solo così, con una presenza stretta nel proprio tempo, sarà naturale prendersi cura del passato, percepirlo come una ricchezza non scontata, reinserirsi in una riflessione universale che ci precede e ci seguirà.

antonio.brizioli@libero.it

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