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Riflessioni vacanziere

Antonio Brizioli
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Vorrei parlarvi di una nuova esperienza di contatto con Perugia, ma sto partendo per qualche necessario giorno di vacanza. Niente di che, purtroppo... E per non lasciare solo chi mi vuole bene, voglio comunque scrivere qualche riga, approfittando del fatto che la rubrica settimanale "Emergenze" giunge al nono episodio e comincia a mettere da parte le provviste per l'inverno. A livello di eventi, non vi lascio in cattiva compagnia... Se anche Perugia sonnecchia, altrove vi sono cose molto interessanti: a Todi, in occasione del tradizionale Festival, c'è la mostra "Italia-Russia", che si avvale del padrino d'eccezione Jannis Kounellis; a Città di Castello, c'è "Segno, Forma, Gesto", che espone opere su carta di Burri e degli altri maestri dell'Informale italiano; al Parco per l'Arte di Cancelli di Foligno, e qui mi spiace molto mancare una visita, il workshop "Manufatto in Situ", organizzato da Viaindustriae, coinvolge dodici giovani artisti e curatori, portandoli a contatto con una realtà specifica e suscitando nel contempo il confronto con un progetto artistico fra i più interessanti dell'attuale panorama internazionale (il visiting professor è Alexander Skidan di Chto Delat?, collettivo russo ai confini tra arte e attivismo). "Manufatto in Situ" è un caso che invito i nostri amministratori a studiare, perché esemplare di ciò che dovremmo fare anche a Perugia: smetterla di chiamare soggetti che si muovono come colonizzatori alle prese con un villaggio di sprovveduti e creare piuttosto ricchi scambi fra locale, nazionale ed internazionale. L'auspicio è quello che Perugia ritrovi il suo posto in una costellazione umbra in cui molto spesso i paesi circostanti si dimostrano culturalmente più aggiornati e spero di poter esercitare anch'io uno stimolo in tal senso. In effetti la rubrica "Emergenze", pur molto giovane, ha già lasciato un piccolo segno. Si è creato un fitto network di persone che condividono questo modo di pensare la città e offrono suggerimenti su luoghi da scoprire, rivedere, distorcere e reinventare. Ciò significa che non solo la rubrica è molto seguita in termini numerici, ma è soprattutto capace di addensare intorno a sé persone che ne vivono lo spirito e il senso profondo. Non desidero più di questo, dato che "Emergenze" è un'esperienza gratuita di amore verso la città. Capisco che, in una società dove niente è per niente, quando fai una cosa, anche la più semplice, tutti si affrettano a domandarsi quale sia l'obiettivo finale, come si trattasse di una macchinazione ordita in uno scantinato fra cappucci e lumi di candela. In questo caso però, l'obiettivo diabolico non c'è! Il punto d'arrivo forse sì, ma non lo conosco. "Emergenze" è un esperimento di deriva fondato sulla consapevolezza che i luoghi migliori per praticare nuove idee siano quelli in cui la gente non se le aspetta, ma non per questo non le desidera. E la grande ricettività di Perugia è una grossa spinta ad andare avanti, a dimostrare che la città non è culturalmente sterile come spesso la si dipinge. Supportiamo quindi non solo questa piccola rubrica, ma anche i ragazzi che coraggiosamente riaprono i battenti del Modernissimo, quelli che inaugurano enoteche e localini nel centro storico di cui qualcuno ha celebrato prematuramente il funerale, quelli che propongono iniziative lungimiranti fuori dalle porte di Perugia, perché la pretesa di un primato territoriale, quando non supportata dai fatti, si chiama snobismo. Se "Emergenze" potrà continuare, a settembre riprenderà sul terreno già tracciato: riscoperta di luoghi, rilettura di storie, narrazioni silenziosamente rivoluzionarie. Adesso perdonatemi ma sono sull'aereo Perugia-Cagliari. Nello zaino pochi vestiti, due costumi, le infradito, la solita lettura ottocentesca (Le Diaboliche di Barbey d'Aurevilly in questo caso), un blocco bianco che spesso torna bianco e tanto bisogno di liberare la mente. Ci stavo quasi riuscendo quando in prossimità dell'atterraggio, il velivolo ha planato su uno specchio d'acqua desolato e il mio vicino di posto non si è trattenuto dallo strattonare l'amico urlando: "Oh 'l ve, semo al Fiastra!". Perugia è così: se ci sei dentro ti sfugge, se scappi ti insegue. [email protected]