Due valutazioni fra Perugia e Amazzonia

Due valutazioni fra Perugia e Amazzonia

10.08.2014 - 14:05

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Nella foresta amazzonica, una legge ahimè poco seguita, prevede che al taglio di un albero corrisponda la piantumazione di un altro nello stesso punto. Una legge che dovrebbe essere introdotta ed osservata all'interno di ogni comunità politica. Anche perché si tratta dell'estensione comunitaria di un principio alla base dei rapporti umani: se le circostanze ti costringono a togliere qualcosa ad una persona cara, la prima preoccupazione deve essere quella di trovare il modo per risarcirla. L'ormai tradizionale concerto del 10 agosto in piazza IV Novembre è stato abolito dalla nuova amministrazione, con giustificazioni poco chiare e legate principalmente alla necessità di risparmiare. Una schiera di invasati ne ha approfittato per ingigantire la questione e inaugurare l'opposizione aggressiva che, d'altra parte, il sindaco e i suoi assessori dovevano aspettarsi a partire dal loro insediamento. Dal punto di vista politico non mi sento di gridare alla tragedia, nel senso che per me vale la legge dell'Amazzonia: non mi importa tanto il fatto che tagli un albero, mi interessa che ne pianti uno nuovo. Ma andiamo per ordine... Due anni fa: piazza stracolma, De Gregori canta i suoi capolavori, Corso Vannucci lo accompagna in un coro unanime, le coppie si abbracciano, gli amici si abbracciano, gli sconosciuti si abbracciano e io, disperso lì in mezzo come l'ultimo degli invisibili, sono emozionato. L'anno scorso: piazza ugualmente stracolma, stavolta Max Gazzè, degnissimo membro di quella schiera di cantautori disimpegnati e intelligenti di cui l'Italia è ben fornita; spettacolo divertente, partecipato, ballato, in certi momenti romantico, io sono ugualmente emozionato e stringo una ragazza che poi perderò di vista. Oggi: siamo alla vigilia del 10 agosto e il concerto non ci sarà. Due valutazioni: - se, come si dice, sopprimerlo è stata una necessità economica, nella posizione di chi l'ha fatto sarei mortificato e cercherei una soluzione per restituire agli abitanti quella potenzialità di emozione di cui li ho illusi, quel coro coeso che gli ho strozzato in gola. Vero è che un fresco servizio del TG2 su Perugia 2019 (in onda il 2 agosto scorso), ha avuto il coraggio di presentare l'immagine mistificata fino all'offensivo di una città in cui "c'è musica ovunque"; ma purtroppo le cose stanno diversamente. Negli ultimi anni abbiamo sì ospitato nomi fra i più grandi della musica mondiale (Elton John, Santana, Lou Reed, Prince, fra gli altri), ma sempre in contesti privati, accessibili con biglietti a caro prezzo. Perfino la partecipatissima serata di DJ Ralf ad Umbria Jazz, per passare dal sacro al profano, quest'anno è stata recintata al Santa Giuliana con un vertiginoso calo di affluenze e coinvolgimento. Iniziative indipendenti nelle strade? Poche, pochissime. In un quadro di questo tipo, la piazza è l'ultima cosa su cui risparmiare... La retorica del non fare il concerto perché la gente non arriva a fine mese, è vomitevole; - la nottata musicale del 10 agosto non sarà soppressa, ma dispersa in una serie di eventi più piccoli, collocati in varie parti della città. Viene praticata una variazione sul tema della legge amazzonica di cui sopra, in cui al taglio di un albero pregiato, corrisponde l'innesto di una serie di piantine più modeste in varie parti della foresta: Piazza Grimana, Piazza del Bacio, Piazza Morlacchi, Parco Sant'Angelo... Fermo restando che le iniziative proposte saranno da valutare singolarmente, questa intuizione non va sottovalutata. Sono anni che la città investe in pochi luoghi nevralgici, ignorando completamente situazioni molto delicate. Pensiamo a Piazza del Bacio: in cui si concentra la forza poetica e problematica dell'utopia fallita, di una città ideale che fa da cornice al degrado. Il tentativo di inserimento delle periferie in un processo di produzione culturale, se perseguito realmente e continuativamente, è una scommessa importante. Allora le chiacchiere stanno a zero: se nel giro di qualche mese avremo una città percorsa da bella musica e iniziative credibili, democraticamente polverizzate in ogni luogo, sarà facile perdonare la soppressione del concertone. In caso contrario, se ne sentirà irrimediabilmente la mancanza e, soprattutto, sarà stata violata la legge dell'Amazzonia.

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