Perugia, tornassi indietro, non lo rifarei!

Perugia, tornassi indietro, non lo rifarei!

02.08.2014 - 14:53

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Ho riscontrato con grande piacere che, in un’intervista rilasciata lo scorso mercoledì 30 giugno al Corriere dell’Umbria, il neo-assessore alla Cultura Teresa Severini ha fatto suo un concetto già espresso da me in un articolo sulla candidatura di Perugia a Capitale Europea della Cultura 2019. Se io, mettendo in discussione l’operazione Sensational Umbria concordata con Steve McCurry, dicevo che “Perugia non si salverà diventando un brand” (13 luglio 2014), lei promette, e non c’è ragione di non crederle, “basta spot, voglio portare il mondo a Perugia!”. Se fossi più permaloso me la prenderei per non essere stato citato esplicitamente e neanche ringraziato in privato, ma per fortuna non è il mio caso: se una persona con più potere di me recupera un obiettivo che reputo giusto, non posso che essere autenticamente felice. Mi preoccupa un po’ di più il fatto che, solo cinque giorni prima dell’intervento dell’assessore, il Comune e la Fondazione Perugia 2019 patrocinavano la grottesca iniziativa “Perugia, lo rifarei!”: video in cui uno studente fuori sede a fine carriera ripercorre i luoghi preferiti della sua Perugia. Nulla in contrario, ovviamente, al sincero atto di amore di un giovane per la città che l’ha ospitato e nella quale, come è capitato a tanti di noi, è probabilmente entrato ragazzino e diventato uomo. Se fosse stato uno dei tanti video che circolano indipendentemente online e trovano una risonanza al di là delle aspettative, sarei stato il primo ad apprezzarlo. Ma quando rilevo che il Comune e la fondazione che si occupa della nostra candidatura a Capitale Europea della Cultura ritengono questa iniziativa di interesse collettivo, rimango sinceramente interdetto. Il fatto che un ragazzo dichiari amore alla città in cui studia, può forse trasformarsi nel tentativo di rinnovare l’immagine ad un’università in costante declino? È qualcosa di così forte da poter controbilanciare la pessima fama mediatica di Perugia? Certamente no, tanto più considerando che il video in questione non propone una lettura inedita della città e del suo modo di viverla, ma consiste di una passeggiata scanzonata fra i luoghi conosciuti da tutti. Insomma, si tratta di uno spot, che ha il merito di essere molto più economico di quello di Steve McCurry e la colpa di essere di qualità ben più bassa. Se fossi in chi l’ha promosso, tornando indietro, non lo rifarei!
Non si tratta certo di un atto di accusa alla nuova amministrazione, che non ha ancora avuto il tempo di invertire un trend ormai consolidato di bassa spettacolarizzazione della città. E ad oggi non c’è motivo di non prendere sul serio la promessa “basta spot!” dell’assessore, il quale oltretutto, nella stessa intervista, fa riferimento ad un altro tema fondamentale: quello dell’ascolto. Lo dico sapendo che, in questo mare magnum di finzione, le piccole realtà che lavorano per Perugia e per gli altri comuni dell’Umbria in modo indipendente, credetemi, sono più del previsto. Inoltre, è sotto gli occhi di tutti che, a prescindere da sondaggi o statistiche, a Perugia c’è una ritrovata voglia di vivere il centro storico, di mettersi a rischio con iniziative per lo stesso (ultima grande notizia, la riapertura del cinema Modernissimo), di festeggiare nei luoghi più belli della propria città a prescindere dall’incentivo di notti bianche, gialle o di qualsivoglia colore. Se dall’alto si vuole fare qualcosa per incrementare questo processo spontaneo e fornirlo delle possibilità necessarie ad alimentarsi, questo è il momento di attivare l’ascolto e tradurlo in azione! Altrimenti, si definirà in modo irreversibile la divaricazione culturale già in atto: dal basso continueranno a moltiplicarsi iniziative interessanti e legate al territorio, dall’alto continueranno a piovere forme più o meno vacue di pubblicità. Finché le due linee cesseranno di toccarsi.
antonio.brizioli@libero.it

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