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Crollano le vendite al dettaglio, a ottobre alimentari giù del 7.9%

Pietro De Leo
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C’è sempre un momento in cui il sostrato ideologico di parte del dibattito pubblico si scontra con la crudezza dei dati. E questo principio è spiegato assai bene, purtroppo, dalle cifre diffuse dall’Istat. Ebbene, le vendite a dettaglio, ad ottobre, hanno segnato un calo del 6,3% rispetto all’anno precedente. Il volume dei beni alimentari è sceso del 7,9%. Ha il segno “più”, invece, l’indice di valore, dinamica che dipende dall’inflazione. Il volume conosce un calo protratto per il quinto mese di fila e che ha suscitato, comprensibilmente, la preoccupazione degli operatori. Federdistribuzione, in un comunicato, chiede che “si faccia tutto il possibile per sostenere la domanda interna”. Confcommercio osserva che le cifre dipingono uno scenario “peggio delle attese”.

Dunque, abbiamo la riprova di quanto l’assedio delle spese, tra i rincari delle materie prime e delle bollette, stia compromettendo la capacità delle famiglie di aprire il portafoglio. E preoccupa quel quasi 8% di segno meno sulle spese alimentari. Tutto questo, si inserisce nel nucleo del dibattito di queste settimane, che vede una crociata della sinistra contro l’innalzamento del tetto alla possibilità di usare il contante come al limite sopra il quale scatta l’obbligo del pos per gli esercenti. Un dibattito che viene condotto con una sorta di “morale della tracciabilità”, in cui viene ventilata la concezione tale per cui ogni transazione eseguita senza moneta elettronica è potenzialmente un terreno di coltura dell’evasione.

Al di là di una certa cultura del sospetto, insita in certa sinistra, c’è un fattore meramente pratico. In periodi di crisi (e i dati dimostrano che quello in corso lo è) occorre evitare il maggior numero possibile di zavorre, conciliando ciò con il rispetto delle regole. Tradotto: sì alla lotta all’evasione, che può essere condotta anche senza fare la guerra al contante. D’altronde, la Bce nell’ormai famosa lettera inviata ai Presidenti delle Camere italiani e all’allora ministro dell’Economia nel 2019, aveva messo nero su bianco come l’utilizzo del cash vada incontro ad alcuni strati sociali che per varie ragioni privilegiano questa modalità. Pensiamo agli anziani, o a chi vive in luoghi dove le infrastrutture telematiche sono meno fruibili. Per non parlare, poi, del tema commissioni bancarie, che invece grava sull’ “altro lato” della transazione, quello dell’esercente, che si trova a fare i conti con le commissioni bancarie. E’ un momento storico, quindi, del tutto incompatibile per certe smanie orwelliane.