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Antitrust avvia istruttoria su Samsung: presunte condotte ingannevoli e aggressive

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Samsung finisce sotto la lente dell'Antitrust per presunte condotte ingannevoli e aggressive. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un procedimento istruttorio nei confronti delle imprese Samsung Electronics Italia, Opia Ltd e World Business. Nel dettaglio, sono finite sotto l'occhio dell'Autorità le promozioni con cui si offre la possibilità di cedere a prezzi vantaggiosi il vecchio telefonino in caso di acquisto di uno nuovo. Secondo l’Antitrust, però, mancherebbe un’adeguata e chiara informazione tanto che il consumatore non sarebbe in grado di capire che si tratta di un articolato processo di vendita del prodotto usato e che quella indicata rappresenta solo una stima di massima. Inoltre, l’Antitrust valuterà il modo in cui viene rivenduto il prodotto usato: il consumatore infatti non conosce il prezzo di cessione ed è un soggetto terzo, ovvero l’acquirente, che decide lo stato d’uso e il prezzo stesso. Ieri, martedì 26 luglio, i funzionari dell’Autorità hanno svolto ispezioni nelle sedi delle società interessate con l’ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza. 

 

 

Nelle scorse settimane era stata aperta un'istruttoria nei confronti di Google per abuso di posizione dominante in violazione dell’articolo 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea. "Il gruppo Alphabet/Google - veniva spiegato in una nota - detiene una posizione dominante in diversi mercati che consentono di acquisire grandi quantità di dati attraverso i servizi erogati (Gmail, Google Maps, Android) e nel 2021 ha realizzato un fatturato di 257,6 miliardi di dollari. Nello specifico, Google avrebbe ostacolato l’interoperabilità nella condivisione dei dati presenti nella propria piattaforma con altre piattaforme, in particolare con l’APP Weople, gestita da Hoda, un operatore attivo in Italia che ha sviluppato una banca di investimento dati".

 

 

Secondo l’Autorità quindi, "il comportamento di Google è in grado di comprimere il diritto alla portabilità dei dati personali, disciplinato dall’articolo 20 del GDPR, e di limitare i benefici che i consumatori potrebbero trarre dalla valorizzazione dei loro dati".