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Il caldo torrido brucia la frutta e la verdura nei campi, perso il 70% del raccolto. Danni superiori a 3 miliardi di euro, i dati di Coldiretti

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Il 2022 si appresta a diventare l'anno più caldo di sempre. Una definizione, questa, che ormai gli abitanti di tutta Italia sono abituati a sentire anno dopo anno. Del resto, la classifica degli anni più caldi negli ultimi due secoli nel nostro Paese si concentra nell'ultimo decennio e comprende nell'ordine il 2018, il 2015, il 2014, il 2019 e il 2020. Ma questo primo semestre appena concluso mette in luce una temperatura superiore di 0,76 gradi rispetto alla media storica e precipitazioni praticamente dimezzate. Un vero e proprio dramma, dunque, quello evidenziato dai dati di Coldiretti. E anche i raccolti nel risentono pesantemente. Il caldo torrido sta “bruciando” la frutta e verdura nei campi con ustioni che provocano perdite che in alcune zone arrivano al 70% del raccolto. La morsa del caldo - sottolinea la Coldiretti - sta facendo danni a macchia di leopardo lungo la penisola con gli agricoltori che cercano di correre ai ripari ombreggiando i prodotti. Le scottature da caldo danneggiano in maniera irreversibile frutta e verdura, fino a renderle invendibili. Si cerca di anticipare il raccolto quando possibile o si provvede al diradamento dei frutti sugli alberi, eliminando quelli non in grado di sopravvivere, per cercare di salvare almeno parte della produzione.

 

 

Una situazione che aggrava l’impatto devastante della siccità e del caldo sulle produzioni nazionali con danni che secondo la Coldiretti superano ormai 3 miliardi di euro. Se i boschi bruciano per gli incendi in tutta Europa, in Italia nelle campagne si registrano cali del 45% per il mais e i foraggi che servono all’alimentazione degli animali, del 20% per il latte nelle stalle, del 30% per il frumento duro per la pasta di oltre un quinto delle produzione di frumento tenero, del 30% del riso, meno 15% frutta ustionata da temperature di 40 gradi, meno 20% cozze e vongole uccise dalla mancanza di ricambio idrico nel Delta del Po, dove si allargano le zone di “acqua morta”, assalti di insetti e cavallette con decine di migliaia di ettari devastati.

 

 

In questa situazione drammatica - sottolinea la Coldiretti - più di un impresa agricola su 10 (11%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività ma ben circa un terzo del totale nazionale (30%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dell’aumento dei costi di produzione, secondo le elaborazioni del Crea. Sui campi pesano anche rincari per gli acquisti di concimi, imballaggi, gasolio, attrezzi e macchinari: si registrano aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio, a cui si aggiungono rincari di oltre il 30% per il vetro, del 15% per il tetrapack, del 35% per le etichette, del 45% per il cartone, del 60% per i barattoli di banda stagnata, fino ad arrivare al 70% per la plastica, secondo l’analisi Coldiretti.