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Lo Stato deve alla Sicilia otto miliardi: lo studio dei tecnici di Regione e ministero dell'Economia e delle Finanze

Christian Campigli
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Un autentico salasso. Una decisione che, se confermata, riaprirà una polemica mai sopita: quella tra i sostenitori del federalismo fiscale e, dall'altro lato della barricata, chi al contrario è convinto che accentrare le imposte comporterebbe un notevole abbassamento della pressione fiscale. Questa mattina l'agenzia di stampa Ansa ha riportato un'indiscrezione, secondo la quale la Regione Sicilia avrebbe diritto a ricevere otto miliardi di euro, mai versati dallo Stato dal 2007 a oggi. Il calcolo sarebbe stato ultimato dai tecnici palermitani e da quelli del Ministero dell'Economia e delle Finanze; si tratterebbe di una sorta di “ristoro” previsto da una norma nazionale, come compensazione per l'aumento, avvenuto quindici anni fa, della quota di compartecipazione alla spesa sanitaria a carico della Regione.

 

 

In base ai calcoli fatti, a conclusione di uno specifico tavolo tecnico al Mef, la Regione da quest'anno dovrebbe ricevere, a regime, 631 milioni di euro. Se la Trinacria incassasse per intero gli otto miliardi di euro pregressi, di colpo si azzererebbe il disavanzo di bilancio, che è oggi pari a circa sette miliardi. Secondo il portale Lasiciliaweb, “la somma annuale da corrispondere all’Isola doveva essere pari all’aumento percentuale di quasi cinque punti della quota di compartecipazione a carico della Regione alla spesa sanitaria, che passò dal 44,8 al 49,11%; l’incremento fu stabilito nell’ambito del piano di risanamento della spesa sanitaria, ma intanto alla Sicilia furono anche attribuite altre funzioni in materia”. Una norma che, evidentemente, non è mai stata applicata.

 

 

Nei prossimi giorni verrà redatta e resa nota un'ampia relazione. Che sarà oggetto di una trattativa che, ad oggi, appare piuttosto complessa. Una valutazione che scatenerà un vespaio di polemiche e ridarà fiato da una parte ai fans del federalismo fiscale e, dall'altro lato della barricata, ai tifosi del centralismo contributivo.