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Dati economici, l'Italia locomotiva dell'Europa. La cura Draghi funziona

Christian Campigli
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Da Cenerentola impaurita, timida ed insicura, a locomotiva del Continente. I dati economici raccontano di un'Italia che sta, piano piano, uscendo dalla crisi. Solo il tempo potrà dire se si tratta di una minestrina riscaldata, mangiata prima di andare a dormire, o di un nuovo, autentico rilancio. Simile a quello che, negli anni Sessanta, ci permise di uscire dai postumi della Seconda Guerra Mondiale. Nel quarto trimestre del 2021, la crescita del nostro Paese ha registrato il ritmo più forte se confrontata con il resto dell'Eurozona e rispetto allo stesso periodo del 2020. Secondo quanto reso noto da Eurostat, nell'ultimo trimestre dello scorso anno il Pil dell'Eurozona è cresciuto su base annua del 4,6%, mentre nell'area Ue del 4,8%. L'Italia ha fatto registrare il +6,4%. ”L’economia italiana – sostengono i dati l'Istat, riportati dall'agenzia di stampa Agi - registra per il quarto trimestre consecutivo un'espansione, seppure a ritmi più moderati rispetto ai periodi precedenti. Anche dal lato tendenziale, la crescita è risultata molto sostenuta, superiore ai sei punti percentuali. 

La stima preliminare che ha, come sempre, natura provvisoria, riflette dal lato dell’offerta uno sviluppo ulteriore del settore dell’industria e dei servizi, e un calo in quello dell’agricoltura”. La variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e di un aumento sia in quello dell’industria, sia in quello dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale e un apporto negativo della componente estera netta. In Belgio, il Pil è salito del 5,6%, in Austria e in Francia del 5,4%. La Germania è in coda con il +1,4%, mentre subito dopo l'Italia, c'è la Svezia, che registra il +6,1%. Rispetto al terzo trimestre, il nostro Paese ha segnato lo 0,6% sorpassato da altre economie, come quella spagnola (+2%) o portoghese (+1,6%), ma sicuramente va meglio della Germania, dove il Pil si è contratto dello 0,7%.

Nell'Eurozona, la crescita è stata dello 0,3% mentre nell'area Euro dello 0,4%. In misura inferiore all'Italia, ritroviamo il Belgio con il +0,5% mentre la Francia riporta il +0,7%. In Austria, il risultato peggiore, con il -2,2%. Impossibile dire con assoluta certezza se questi risultati siano la prova definitiva dell'uscita dal tunnel o solo un primo, piccolo passo in avanti. Certo, la levatura internazionale del governo Draghi e le misure predisposte dall'esecutivo guidato dall'ex allievo di Federico Caffè male non hanno fatto. Perché in economia i numeri sono la base, dalla quale non si può mai fuggire. Ma l'aspetto psicologico, soprattutto sui consumi, la serenità di poter spendere cinquanta euro in più per andare una volta a cena al ristorante o l'ansia di non arrivare a fine mese, determina dei risultati lontani anni luce tra loro. Creare lavoro stabile, nuovi servizi e infrastrutture con i denari dei Recovery Plan, combattere l'inflazione, affrontare la transizione ecologica, ridare fiato al ceto medio e restituire un maggior potere d'acquisto agli Italiani è la strada maestra da seguire per uscire dal tunnel. E avviare un nuovo boom economico. Simile a quello che consentì al nostro Paese di uscire dai postumi della Seconda Guerra Mondiale.