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Ocse, cresce il Pil. La ripresa però è disomogenea

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Pietro De Leo
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Una schiarita sull’economia italiana. E’ quella quantificata dall’Ocse, nel suo outlook di dicembre. La crescita prevista per il 2021 è del 6,3%, con uno 0,4% di rialzo rispetto al 5,9% dell’Economic survey sul nostro paese redatto nello scorso settembre. Il rapporto ha messo in evidenza come l’economia abbia mantenuto un ritmo sostenuto, con conseguenze positive sul comparto servizi dovute all’allentamento delle restrizioni anti Covid. Peraltro, viene sottolineato come nel trimestre luglio-settembre sia cresciuta la produzione industriale, così come le vendite al dettaglio, confermando quindi le fotografie dell’Istat.

 

 

Tuttavia, per quanto riguarda la prospettiva vengono evidenziati obiettivi e problemi. Dal primo punto di vista viene incoraggiata la continuazione del cammino per le riforme strutturali, soprattutto sul campo dell’efficientamento dalla P.A, la digitalizzazione della giustizia e la riforma fiscale (anche se, su questo punto, è sempre un giudizio da prendere con le molle considerando che l’Ocse invoca da tempo un aumento della tassazione sugli immobili). Altro tema, che riguarda il novero dei problemi, è quello del debito pubblico. Viene sottolineata una “tendenza decrescente”, per quanto gli “alti livelli” rimangano una “fonte di potenziale vulnerabilità, insieme ai rischi legati al Covid”.

 

 

Sul quadro occupazionale, inoltre, il tasso viene preventivato al 9,6% nel 2021 per scendere progressivamente sino all’8,4%. E su questo tema viene evidenziato come la ripresa dell’occupazione sia debole rispetto alla ripresa dell’attività. Tutto questo si innesta con una delle criticità ormai radicata nel mercato del lavoro italiano, ossia la difficoltà di incrocio tra domanda e offerta, che purtroppo interviene negativamente sull’occupabilità dei più giovani. Tutto questo è stato, peraltro, peggiorato negli ultimi due anni dall’ “incidente di percorso” del reddito di cittadinanza.