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Inflazione, Confcommercio: "Da aumento prezzi rischio perdite consumi fino a 5,3 miliardi". Effetti sul Natale

Christian Campigli
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L'inflazione torna a galoppare. Come un cavallo imbizzarrito. Difficile, se non impossibile, da domare. Un autentico tornado, in grado di distruggere tutto quello che trova di fronte a sé. E a ribaltare, in meno di un amen, complesse e ottimistiche previsioni sulla crescita economica del nostro Paese. Il nuovo grido di allarme viene da una stima dell'Ufficio Studi Confcommercio sugli effetti di un ulteriore rialzo dei costi. Che andrebbe ad incidere negativamente sui consumi delle famiglie, nel quarto trimestre 2021. Una nuova fiammata inflazionistica negli ultimi mesi di quest'anno ridurrebbe fortemente i consumi, con il rischio di impattare negativamente anche sugli acquisti di Natale e rallentare la crescita nel 2022. Infatti, nell'ipotesi di un aumento medio dei prezzi del 3%, si perderebbero circa 2,7 miliardi di euro di consumi, che potrebbero arrivare fino a 5,3 miliardi se l'inflazione toccasse il 4%.

 

 

In concreto, il potere d'acquisto delle famiglie italiane, già ridotto al lumicino da stipendi tra i più modesti dell'intera Unione Europea (anche a causa di un cuneo fiscale tra i più elevati), si contrarrebbe ulteriormente. Se a questa prospettiva si aggiunge il costante aumento del carburante e delle bollette, l'ipotesi di un Natale in bianco e nero diventa uno scenario possibile. Se non addirittura probabile. Un periodo che, al contrario, avrebbe dovuto coincidere con una forte impennata dei consumi. “Occorre, dunque, utilizzare presto e bene le risorse del Pnrr e iniziare a ridurre finalmente la pressione fiscale su famiglie e imprese, a partire dal costo del lavoro. Solo così si possono rilanciare investimenti e consumi", ha commentato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli.

 

 

Una preoccupazione condivisa anche dal Codacons (il coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori). “Una riduzione dei consumi per 5,3 miliardi equivarrebbe ad una minore spesa pari a -204 euro a famiglia solo in occasione del Natale – spiega il presidente Carlo Rienzi – Sul commercio e sugli acquisti delle famiglie pesa non solo la fiammata dell’inflazione, ma anche i forti rincari delle bollette luce e gas e la crisi delle materie prime, che sta determinando incrementi dei listini in tutti i settori. Il rischio concreto è quello di un Natale con una forte riduzione dei consumi in tutti i settori legati alla festività, dai regali agli addobbi, passando per viaggi e alimentari, ed effetti a cascata per l’economia nazionale in un momento in cui la ripresa dovrebbe essere sostenuta e aiutata – prosegue Rienzi – Per questo ribadiamo la nostra richiesta al governo di intervenire adottando come prima misura la riduzione delle tasse sui carburanti, tagliando Iva e accise su benzina e gasolio in modo da contenere la spesa delle famiglie per i rifornimenti e limitare la crescita dei prezzi al dettaglio, con benefici per consumatori, imprese e industria”. Uno scenario da incubo per gli Italiani, per i commercianti e per l'intera economia nazionale. Che dovrà rimandare a data da destinarsi la definitiva uscita dall'oscuro tunnel della crisi.