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Bonus tv, corsa all'acquisto. Un modo anche per incentivare il consumo

Christian Campigli
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Un aiuto concreto e tangibile per l’acquisto di un elettrodomestico diventato ormai indispensabile nelle case degli Italiani o solo un modo subdolo per far spendere soldi anche ai meno giovani? Dallo scorso 23 agosto è possibile richiedere il nuovo bonus per la rottamazione della vecchia televisione e l’acquisto di un nuovo, fiammante modello. Una misura prevista nel Decreto Sostegni, che stanzia duecentocinquanta milioni di euro per aiutare chi dovrà cambiare la propria tv a causa dell’arrivo del nuovo digitale terrestre. Un passaggio ad un nuovo standard di trasmissione slittato di alcuni mesi, ma che mercoledì prossimo, 20 ottobre, vedrà la prima fase di transizione di alcuni canali Mediaset e Rai in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna.

 

 

Basta recarsi in un negozio di elettronica o in un centro commerciale per notare la massiccia presenza di pensionati. Terrorizzati dall’idea di non poter assistere più alle amate trasmissioni di politica, alle partite di calcio o ai reality show. Alcuni optano per l’acquisto di un decoder (con una cifra che può variare tra le ventinove e le settantanove euro, a seconda del modello), altri si convincono che usare due telecomandi (oltre a quello di Sky) è una scomodità inaccettabile. E così si fanno spiegare da commessi pazienti, ma determinati la differenza tra 4k e 8k, tra led, qled e oled. E soprattutto prendono informazioni su come utilizzare il bonus. Nessuno compra al primo giro nel negozio. La prassi prevedere di segnarsi tutto su un foglio di carta, tornare alla propria abitazione, dormirci su, pensarci ancora un paio di giorni e poi compiere il grande passo: l’acquisto della nuova televisione. A differenza del precedente bonus tv (quello da cinquanta euro previsto dal decreto interministeriale del 2019), stavolta non occorre presentare alcun modello Isee. La misura non è destinata solo a coloro che hanno un reddito basso. Si tratta, è bene ricordarlo, di una cifra misera, che può arrivare al massimo a cento euro. A fronte di televisori che possono sfiorare, senza grandi problemi, anche le settecento euro (almeno per i modelli a cinquantacinque pollici, le tv, per capirsi, da salotto).

 

 

Per ottenerlo sarà necessario riempire un modulo in cui si dichiarano i propri dati anagrafici e quelli del rivenditore, di esser in regola con il pagamento del canone Rai e si indicano marca e modello del televisore rottamato, che deve esser stato acquistato prima del 22 dicembre 2018. Una scelta, quella del passaggio all’alta definizione con codifica mpeg4, dovuta alla naturale evoluzione della tecnologia. Ma anche un modo per incentivare i consumi. Sulla falsa riga delle rottamazioni delle vecchie auto inquinanti. Una decisione politica attenta all’ambiente ieri, ad una maggiore qualità delle immagini trasmesse oggi, ma certamente anche all’economia. Una procedura solo in apparenza tecnica, volta in realtà a far spendere denari anche ai pensionati, a chi tiene accesa, magari anche solo per compagnia, la televisione, tutto il giorno. A chi vede internet come un mondo lontano, difficile da comprendere. E vuole, in fin dei conti, solo continuare a trascorrere il proprio tempo libero in compagni di Pippo Baudo, Maria De Filippi e Ilary Blasi.