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Metano e gpl sempre più cari, aumenti da record: dalla Russia rifornimenti tagliati di un terzo

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Nino Sunseri
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Il prezzo del carbone sta salendo alle stelle dimostrando che la transizione verde è molto complicata di una certa narrazione. E così mentre il premier Draghi alla convention Youth4climate in corso a Milano insiste sulla necessità di cambiare il mix delle fonti energetiche il mercato cammina in direzione molto diversa. Diversi carichi provenienti dall’Australia sono stati trattati a oltre 200 dollari alla tonnellata. Gli ordini che arrivano dalla Cina stanno facendo esplodere i prezzi con evidenti riflessi sull’economia globale. Non a caso i futures sullo Zhengzhou Commodity Exchange sono balzati del 6,5% per chiudere a 1.393,6 yuan (216 dollari) a tonnellata, un nuovo record.

 

 

E non è finita: Goldman Sachs stima che in autunno con l’arrivo del freddo e l’aumento della domanda il prezzo potrebbe salire fino a 230 dollari alla tonnellata. La crisi energetica globale sta alimentando la domanda di carburanti fossili più inquinanti per permettere la produzione di energia da destinare alle abitazioni e alle industrie dagli Stati Uniti, all’Europa e all’Asia. La Cina sembra disposta a pagare i prezzi più alti, con la National Development and Reform Commission che ha sollecitato gli impianti di produzione elettrica ad aumentare le scorte in vista dell’inverno. La transizione verde che occupa gran parte del dibattito politico ed economico del nostro tempo deve cedere il passo alla realtà. La ripresa economica dopo la pandemia chiede grandi quantità di energia senza preoccuparsi molto della fonte e nemmeno dei prezzi. Impossibile pensare al blackout energetico lasciando le case al freddo nell’inverno imminente o rallentare la produzione industriale.

 

 

I produttori di elettricità europei, pur con le limitazioni imposte dal quadro regolatorio, hanno chiesto alla Russia di fornire più carbone per far fronte alla crisi energetica, causata dai prezzi record del gas. Lo riferiscono i media internazionali, con riferimento a due società russe del settore carbonifero, la Ural Mining and Metallurgical Company e la Siberian Coal Energy Company. Il mondo è con il fiato sospeso per una carenza di energia non prevista e l’Europa è nel pieno della crisi come dimostra l’aumento delle bollette del gas e della luce. I flussi di gas metano russo verso il terminal tedesco di Mallnow sono diminuiti di un terzo e gli osservatori si interrogano sulle ragioni del taglio che Mosca sostiene essere inevitabile: effettivo calo della produzione o astuta speculazione scommettendo su prezzi sempre più alti? Intanto in Italia i costi di metano e gpl per autotrazione stanno salendo a livelli mai visti prima.