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Istat, nel 2020 in Italia 2,1 milioni di giovani "neet"

Pietro De Leo
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Il rapporto Istat 2020 continua ad evidenziare le difficoltà nell’inclusione sociale dei giovani. La quota tra i 15 e i 29 anni di Neet, ossia giovani che non studiano, non lavorano, non compiono percorsi di apprendistato continua ad essere sopra quota 2 milioni (2 milioni e 100 mila, per la precisione), pari al 23,1% del totale, in crescita di un punto percentuale rispetto all’anno precedente.

 

 

Questo fenomeno vede un’incidenza maggiore del Sud rispetto al Nord, un dato che purtroppo contribuisce ad aumentare le disuguaglianze. E peraltro, sale anche il tasso di permanenza in questa condizione, circostanza che segna la difficoltà di inserimento al lavoro. Certo è che il Covid, con le sue chiusure, il blocco della produttività e della domanda, ha reso ancor più complicata questa situazione, ma va considerato anche come l’Italia soffrisse già da prima di carenze strutturali, basti considerare le ben note lacune sofferte dai centri per l’impiego. Altro dato preoccupante, poi, è quello delle lauree.

 

 

L’italia si trova al penultimo posto nella ue 27 per cittadini tra i 30 e i 34 anni che hanno conseguito il titolo, con una differenza non da poco: 27,8% degli italiani contro il 40% degli europei. Nel 2018-2019 soltanto la metà dei giovani diplomati si è poi iscritto all’università. Sono due elementi, quello del ritardo nei laureati e quello della consistenza del blocco Neet, che possono essere letti in raccordo tra loro, e testimoniano la necessità di un maggiore orientamento e raccordo scuola-lavoro, oltre ad un efficientamento delle politiche attive. In questo si ravvisano i ben noti limiti del reddito di cittadinanza, che purtroppo ha contribuito a sviluppare una cultura dell’aspettativa, squalificando quella del lavoro. D’altronde, i rilievi delle associazioni di impresa, che lamentano la difficoltà nel trovare il personale, danno il polso di una criticità che fa apparire lo strumento come un sostegno assistenziale e non come una misura di “welfare to work”.