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Blocco dei licenziamenti, nessuna proroga dopo il 30 giugno. "Ad eccezione dei settori in crisi"

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Blocco dei licenziamenti, non ci sarà nessuna proroga del termine del 30 giugno. E' quanto filtra da fonti del governo dopo la riunione della cabina di regia presieduta dal premier, Mario Draghi, alla quale hanno partecipato anche i ministri Andrea Orlando, Daniele Franco, Roberto Speranza, Giancarlo Giorgetti, Renato Brunetta, Stefano Patuanelli e Elena Bonetti. L'unica eccezione è quella relativa ai "settori in crisi", tra cui tessile, calzaturiero e moda.

 

"Oggi abbiamo deciso di porre fine blocco dei licenziamenti, pur con una serie di eccezioni legate ai settori più in crisi. Denota la nostra volontà di tornare al mercato e alla fisiologia, ma difendendo i settori più in crisi", ha detto il ministro della Pa Renato Brunetta, collegandosi a un evento web organizzato dal Circolo Esperia con il coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani. Non viene accolto quindi l'appello dei sindacati della "triplice", che chiedevano una proroga fino al 31 ottobre, paventando anche principi di incostituzionalità in relazione a possibili licenziamenti "selettivi". Ora resta da definire in maniera compiuta, quali sono i settori definiti "in crisi" e quali regole varranno per queste categorie. Da domani Draghi incontrerà le parti sociali e, a quanto si apprende,  le aziende di quei settori definiti in crisi potranno fruire della Cig gratuita. Inoltre è stata discussa la possibilità di erogare ulteriori 13 settimane di Cassa integrazione straordinaria a tutte le imprese appartenenti ai tavoli di crisi industriali attualmente aperti e non, che abbiano esaurito gli ammortizzatori.

 

La misura in vigore fino a mercoledì era stata introdotta dal governo di Giuseppe Conte all'indomani dello scoppio della pandemia ed è quindi rimasta in vigore per circa 14 mesi. Le associazioni di categoria delle imprese, Confindustria su tutte, hanno da tempo chiesto la rimozione del blocco, così da far riprendere la mobilità lavorativa e non far pesare sulle aziende il costo della pandemia. Da'altro canto, i sindacati hanno più volte lanciato l'allarme per la "bomba sociale" che rischierebbe di esplodere qualora ci sia un massiccio ricorso a tale strumento da parte della aziende, soprattutto quelle piccole e piccolissime, che lascerebbe senza lavoro migliaia di persone, con un effetto dirompente in termini di ricorso agli ammortizzatori sociali.